Lavoro, calano i disoccupati. Sono tutti precari, ma la Boschi esulta (video)

Cresce l’occupazione in Italia. Lo rivela l’Istat, spiegando che a giugno il tasso di disoccupazione scendeall’11,1% e che la stima delle persone in cerca di occupazione cala del 2%, tornando a livelli simili a quelli di aprile, dopo l’impannata che si era registrata a maggio. Ampio risalto viene dato poi al fatto che a migliorare sia la situazione occupazionale delle categorie più deboli: giovani e donne. I dati, però, nascondono un tranello: è vero che a giugno si sono registrati 23mila posti di lavoro in più, ma si tratta di una crescita dovuta esclusivamente all’aumento dei posti a termine, che sono stati 37mila in più

Il governo esulta: «Merito delle riforme»

Un “dettaglio” che il governo ha finto di non vedere, esultando invece per i risultati che sarebbero stati conseguiti grazie a riforme come il Jobs Act. «Buone notizie sul lavoro. Meno disoccupati, anche tra giovani. Aumenta lavoro donne. Fiducia in risultati Jobs Act e ritorno crescita», ha scritto su Twitter Paolo Gentiloni. Il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Maria Elena Boschi, poi, ha sostenuto che «la strada delle riforme ha portato risultati importanti». 

Ma Unimpresa chiarisce la natura dei dati sul lavoro

A riportare il governo con i piedi per terra ci ha pensato, però, il mondo delle aziende, con una lettura inequivocabile sulla reale natura di questi posti di lavoro in più. «La fine della droga degli incentivi per i contratti a tempo indeterminato ha inevitabilmente arrestato la creazione di nuova occupazione stabile», ha spiegato il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, sottolineando che con la decontribuzione stabilita nella legge di stabilità per il 2015, «era partita una fase positiva, in termini di assunzioni permanenti, che tuttavia aveva il fiato corto». «Come per tutte le politiche economiche una tantum o di breve durata, esiste una partenza con picchi esaltanti e poi una fase assai meno brillante. Accade sia quando si tratta di misure in campo fiscale – ha proseguito Ferrara – sia quando in ballo ci sono agevolazioni sul versante dei versamenti previdenziali». «È indispensabile per il futuro – ha concluso il presidente di Unimpresa – che siano studiati e varati solo interventi di carattere strutturale. E bisogna essere chiari: mai più regalini elettorali».

L’Istat certifica che «il Jobs Act è un fallimento»

Anche per il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, «i dati dell’Istat confermano che senza ripresa non vi è nuova occupazione e che il Jobs Act è stato un fallimento». «La modesta crescita dell’occupazione di giugno è tutta dovuta ai contratti a termine, come ormai accade da diversi mesi a dimostrazione della crescente incertezza delle imprese e della fine degli incentivi». «La riduzione della disoccupazione, che rimane sopra l’11 per cento e sempre distante dai valori medi europei, non deve nascondere la situazione critica dei giovani e delle classi adulte di media età», ha sottolineato Brunetta, ricordando che «di fronte a queste criticità il governo non fa altro che riproporre incentivi monetari per assunzioni, una improvvisa restrizione delle norme sui contratti a termine e crediti di imposta sulla formazione».