Latina, il sindaco cancella il parco Mussolini. E per l’inaugurazione arriva la Boldrini

Una miscela (più che esplosiva a salve) di rigurgito antifascista, ignoranza e sciacallaggio. Il sindaco di Latina, Damiano Coletta (civico solo a chiacchiere), verrà ricordato per aver cambiato il nome del più grande parco cittadino: da Arnaldo Mussolini, il “pericoloso” fratello del duce, morto nel 1931, a Falcone e Borsellino, utilizzati come una coperta di Linus per coprire il nulla amministrativo. Durante la manifestazione per la strage di Capaci, sotto braccio a Giuliano Pisapia, Coletta ha annunciato la futura intitolazione del parco pubblico della città di Fondazione inaugurata da Mussolini il 18 dicembre 1932. 

Coletta cancella il Parco Arnaldo Mussolini

La proposta, cavalcata dalla lista “Latina bene comune”, tra polemiche al fulmicotone e goffi chiarimenti del sindaco, è diventata realtà: il prossimo 19 luglio, nel venticinquesimo della strage di Via D’Amelio, il restyling toponomastico del parco verrà suggellato in pompa magna alla presenza di Laura Boldrini, la portabandiera spompata della demolizione delle tracce del Ventennio in giro per l’Italia, a partire dall’obelisco con la scritta Dux al Foro Italico. Un’idea ridicola per la quale non basterebbero 100 anni di cantieri. 

La rivolta dei social 

Da settimane nel capoluogo pontino non si parla d’altro e nessuno, tranne gli accoliti di Coletta, sente il bisogno di questa iniziativa. Sul web di ora in ora monta la polemica: residenti, cultori della materia, amanti di Latina pur con idee moto distanti dalla destra, accusano l’amministrazione di voler cancellare la storia di Latina e preferirebbero interventi concreti su traffico, ambiente, rifiuti. E non il bianchetto sui monumenti storici. Antonio Pennacchi, invece, conferma il suo piglio provocatorio, almeno a leggere il Corriere online. «Togliere Arnaldo Mussolini è una cosa positiva ma, per favore, chiamateli semplicemente “Giardinetti”, come li chiamano tutti quelli della mia generazione», avrebbe detto lo scrittore di Latina che ha vinto il premio Strega con il romanzo intitolato Canale Mussolini (e non Canale Giardinetti). In tanti si mobilitano per contestare il “taglio del nastro”: movimenti, amici senza bandiere di partito, residenti imbufaliti in un tam tam che corre sui social in vista di mercoledì 19 luglio.

La storia del parco e il bluff del sindaco

La storia del parco Arnaldo Mussolini è complicata e offre l’assist al sindaco per sostenere che ci sarebbe “un errore di fondo”, quel parco non sarebbe mai stato intitolato al fratello del Duce. O meglio: lo è stato dal 1938 al 1943, quando dopo la caduta di Mussolini, l’allora Podestà (non proprio un coraggioso) si precipitò a cambiare il nome in Parco Comunale (vedi foto della delibera). Decisione ribadita anche nel 1951 con una apposita delibera di consiglio comunale finché negli anni ’90 l’amministrazione Finestra riabilita il nome originario per l’area verde. «In realtà – si legge su alcune bacheche Facebook – Ajmone Finestra, l’unico sindaco che ha amato questa città, non ha fatto altro che confermare il nome del Parco che fu intitolato dopo il 1934 ad Arnaldo Mussolini». Forse mancano le carte bollate, forse Finestra aveva altre emergenze, ma la sostanza non cambia. 

Il re è nudo, a braccetto con Pisapia

In vista dell’inaugurazione del 19 luglio si moltiplicano le iniziative contro l’operazione restyling. «Con questa mossa», fa notare il portavoce cittadino di Fratelli d’Italia, Giovanni Farina, «il sindaco di Latina Coletta (che ha giocato tutta la campagna elettorale all’insegna dell’equidistanza da destra e sinistra, ndr) non è più espressione del civismo, perché la sua adesione all’evento per la nascita del movimento dei Democratici e Progressisti lo colloca alla sinistra del Partito democratico». Adesso il re è nudo. «Ha gettato la maschera aderendo a una sinistra – prosegue Farina – che continua a considerare la nostra comunità chiusa, intollerante e da rieducare, nonché da radere al suolo come da ultime uscite Boldriniane. Invece Latina non deve vergognarsi e nascondere niente. Siamo simbolo di accoglienza e democrazia, abbiamo una storia unica in Italia, e forse al mondo, con esempi architettonici e storici che invece di essere affossati, dovrebbero fare da volano per visite turistiche sfruttando la vicinanza con Roma. Se questa maggioranza pensa di cambiare i sentimenti e il cuore dei latinensi si sbaglia. Pensi piuttosto alla pessima gestione dei servizi, del verde e della marina che sono sotto gli occhi di tutti».

Cresce la rivolta contro l’inaugurazione

Prima di lui il capogruppo di FdI aveva definito «sbagliata» la proposta del cambio di nome, ricordando come la Regione Lazio finanzi una legge a tutela delle città di Fondazione, promossa nella legislatura 2000-2005 dall’allora Alleanza nazionale. Tra le vie e le piazze della città pontina cresce lo sdegno (ma anche l’ironia)  per la furia iconoclasta di politici a corto di progetti, ossessionati dal Ventennio. E non è affatto escluso che il prossimo 19 luglio la signora Boldrini verrà accolta dalle proteste di chi ama Latina. Ma che c’azzecca lady Montecitorio? Da terza carica dello Stato, non da militante, farebbe bene a partecipare alle commemorazioni di Palermo.

 

 

deliberalatina

La delibera del 1943 con cui l’allora Podestà cambiò il nome in Parco Comunale