La tregua in Siria è l’unico successo del fallimentare G20 di Amburgo

Primi effetti del dialogo tra Trump e Putin ad Amburgo al fallimentare G20. È entrato in vigore a mezzogiorno di ieri ora locale il cessate il fuoco nel sud ovest della Siria, annunciato a margine del G20 di Amburgo. Già da ieri fonti siriane riferivano di una situazione di calma prevalente nelle aree interessate, a ridosso della frontiera con la Giordania. Il cessate il fuoco è stato concordato durante l’incontro ad Amburgo fra i presidenti americano e russo, Donald Trump e Vladimir Putin. Nell’intesa è coinvolta anche la Giordania. “Grande apprezzamento per l’entrata in vigore, oggi, dell’accordo tra Stati Uniti, Russia e Giordania, per una tregua nella regione sud-occidentale della Siria”. E’ quanto si legge in una nota diffusa ieri dalla Farnesina. “Si tratta di un passo importante verso una stabilizzazione sostenibile e duratura dell’area e la facilitazione degli accessi umanitari, nell’interesse della popolazione siriana e dei Paesi vicini – recita la nota – Nel fare appello alle parti siriane e ai loro sponsor affinché la tregua sia seriamente rispettata, incoraggiamo gli Stati Uniti e la Russia a proseguire il dialogo per consolidare l’accordo e, possibilmente, estenderlo ad altre aree sensibili del Paese, anche nel quadro della lotta all’Isis. Solo così si potrà porre fine alle sofferenze della popolazione siriana e creare una atmosfera più propizia a una genuina transizione politica”. Non si capisce di quale fantasiosa “transizione politica” farnetichi la Farnesina, che peraltro non si è mai distinta per una descalation nel conflitto siriano. Secondo il diritto internazionale, in Siria nel 2011 è scattato un golpe armato contro il legittimo presidente Bashar al Assad, golpe verosimilmente finanziato da Paesi esteri. Ma il golpe è fallito, perché le istituzioni democratiche siriane hanno resistito all’Isis e l’esercito regolare di Damasco ha combattuto i terroristi con successo. Oggi che il golpe jihadista è stato sventato, anche grazie all’aiuto della Russia e di altre formazioni democratiche, anche la Siria può pensare alla sua ricostruzione. Enon crediamo che molte imprese italiane saranno chiamate a contribuirvi.