La mamma di Emanuele Morganti aggredita per una scritta in ricordo del figlio

Ricorrono oggi quattro mesi dal brutale omicidio di Emanuele Morganti, il ragazzo pestato a morte davanti a una discoteca di Alatri. In questi mesi sono state numerose le testimonianze di affetto e di solidarietà nei confronti della famiglia, ma si sono registrati anche episodi di astio ingiustificabile nei confronti della memoria del ragazzo e di chi chiede che sia fatta giustizia. L’ultimo è avvenuto proprio in questi giorni, nei confronti della mamma: la signora Lucia è stata insultata e minacciata di denunce perché sul muro di quella che era la discoteca, ormai chiusa, ha scritto una frase per il figlio. Stava “imbrattando” una proprietà privata, è stata l’accusa che le ha mosso un solerte cittadino, che non si è fermato neanche quando la donna ha rivelato la sua identità.

Il pensiero lasciato sul muro della discoteca

La signora Lucia, senza clamori e senza farsi accompagnare neanche dai parenti più stretti, era andata sul luogo in cui il figlio è stato ucciso. Su quel muro, che è stato la scena del pestaggio, oggi si leggono numerose frasi che ricordano il ragazzo, testimonianze d’affetto di una città che, non sempre, si è dimostrata pronta a schierarsi senza se e senza mai dalla parte della vittima: ancora bruciano gli insulti scagliati a mezzo social contro Emanuele, nelle ore successive al pestaggio in cui è stato ucciso. Di fronte a quelle testimonianze e forse dopo averci pensato e ripensato, anche la mamma ha deciso di lasciare un pensiero per il figlio: «Cosa avete fatto al figlio mio? Cosa avete fatto? Ti amo, mamma». Una frase che non ha bisogno di commenti o spiegazioni, ma che si capisce meglio se si tiene conto del fatto che le indagini ancora non sono riuscite a chiarire del tutto cosa sia accaduto la notte tra il 24 e il 25 marzo. Complici anche le reticenze degli arrestati, i fratellastri Paolo Palmisani e Mario Castagnacci. Un paio di settimane fa, dopo mesi di rifiuto di qualsiasi responsabilità, i due hanno deciso di parlare, ma solo – è emerso dalle indiscrezioni – per alleggerire le proprie posizioni. 

La richiesta di giustizia per Emanuele Morganti

«Quello che hanno riferito non lo riteniamo attendibile, perché smentito dall’indagine effettuata prima dell’emissione delle ordinanze e, successivamente, da quella condotta in questi mesi. Dalle dichiarazioni rese ci sono ulteriori elementi di interesse sotto il profilo della ricostruzione accusatoria nei confronti di tutti gli indagati», avrebbe detto il procuratore Giuseppe De Falco, che li ha interrogati, secondo quanto riferito da CiociariaOggi. «Cosa avete fatto al figlio mio?», dunque, non è solo lo sfogo disperato di una madre. È anche una reiterata richiesta di giustizia, che la famiglia e gli amici di Emanuele in questi mesi hanno portato avanti con raccolte di firme e manifestazioni davanti al tribunale. Una richiesta di giustizia che, però, a quanto pare, non tutti condividono: il solerte cittadino, vedendo la signora Morganti che scriveva sul muro, ha ritenuto di avvicinarsi per rimproverarla e minacciarla di chiamare i carabinieri per aver “vandalizzato” una proprietà privata.

La sorella: «Ancora una volta tutti zitti»

Non è servito neanche che la signora Lucia spiegasse, in lacrime, di essere la mamma di Emanuele: l’uomo ha continuato ad alzare i toni, fino a quando la stessa signora Morganti non ha iniziato a urlare a sua volta, chiedendo perché i Carabinieri non fossero stati chiamati quella sera, mentre il branco pestava a morte il figlio.  A raccontare questa vicenda, che lascia davvero senza parole, è stata la testata locale Teleuniverso, che ha raccolto lo sfogo della sorella di Emanuele, Melissa: «Ancora una volta nessuno è intervenuto: tutti a guardare, zitti di fronte a questa ennesima violenza».