Il figlio di Buontempo scrive a Fiano: «Democrazia è libertà di opinione»

Dal figlio del grande e indimenticabile Teodoro Buontempo, Giovanni, riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta a Emanuele Fiano, autore della proposta di legge sull’apologia di fascimo

Egregio on. Emanuele Fiano, intendo indirizzarle la presente perché sento la necessità di ringraziarla. Confesso che ho saputo di questa sua proposta solo perché i miei amici mi hanno chiesto di pensarci. Mi Perdoni, se non avesse avuto tanta eco, nel mio vivere quotidiano non ci avrei fatto attenzione (sbagliando!). Le sembrerà strano,  ma mentre la leggevo, mi sono tornate alla mente le parole di mio padre in occasione dei suoi comizi. Amava ripetere Teodoro Buontempo. «Non pensate che la libertà, un bene più prezioso dell’aria se possibile, sia illimitata ..se non la difendete tutti i giorni. Viene il giorno in cui vi viene negata e ve ne accorgerete quando è troppo tardi». Perchè vede, egregio on. Fiano, lei  con essa mi vuol negare il diritto ad una libera opinione,una conoscenza che neanche mio padre mi ha mai imposto di avere. Per noi figli di questa scuola, di questa democrazia, la differenza tra Fascismo e Democrazia è sempre stata che il primo vietava il dissenso, la libertà di opinione e la seconda la garantiva. Qui invece cade proprio il pilastro fondante della democrazia. Il diritto ad avere una opinione ed ad esprimerla anche con i gadget se voglio, come fanno i giovani d’oggi. Non credo che se uno compra una bottiglia di vino con il faccione del Duce (con la D maiuscola, come si usava a quei tempi o anche questo è vietato?) qualcuno voglia “ricostituire il partito fascista”. Al più avrà voluto fare un gesto spiritoso a qualche amico che magari la pensava diversamente.

Questo divieto, allora, come tutti i divieti, ingenera curiosità, nel mio caso: ricordi, parole, similitudini, diritti e riflessione sul senso dei divieti. Vede, on. Fiano,  sempre mio padre, che pure mi ha invitato diverse volte a leggere l’Opera Omnia ( la raccolta di tutti i discorsi di Mussolini), che abbiamo a casa (saremo arrestati per il possesso di questi libri?) non mi ha mai imposto di leggerli, di condividere forzatamente le sue scelte, il suo pensiero. Al contrario mi consigliava di leggere anche altri autori (Marcuse, Marx) perchè mi formassi una  libera opinione, quando avessi sentito il desiderio di approfondire i grandi temi delle scienze sociali. Ma sinceramente il tempo e la voglia di leggere quei 36 tomi non mi è mai venuta, finora. Ora però capisco che sbagliavo e di questo la  ringrazio, perché il diritto ad avere una opinione è sacrosanto in democrazia ed io lo voglio difendere per me e anche per i giovani che la pensano diversamente da me.

Veda on Fiano, la tua proposta ha già prodotto altri effetti. Ha provocato in me ed in altri giovani con cui mi sono confrontato la spinta alla riflessione. Allora mi sono venute alla mente queste  parole: «Quando anche saranno morti i testimoni e saranno scomparsi i libri (questo è stato già previsto) ebbene saranno le pietre a parlare».  Quelle pietre che stanno tanto in odio alla Signora Presidente della Camera. Ma se le pietre parlano, oggi i giovani cominciano ad avere la curiosità di ascoltarle. Io dico una curiosità legittima, sacrosanta per un popolo di conoscere la propria storia in tutte le sue pagine: belle e brutte purtroppo. Noi sappiamo che la guerra l’abbiamo persa (e male) ma abbiamo comunque diritto a leggere il nostro futuro al di là ed oltre quegli eventi. Qui invece, on.  Fiano, la verità vera è che per i giovani italiani non  c’è futuro, quindi tanto vale cominciare a limitarne la libertà di pensiero, dovessero capirlo troppo in fretta. Ebbene è per me motivo di orgoglio ribadire, a lei ed a tutti i rappresentanti come lei, che se anche i giovani sono stati costretti a lasciare la propria terra non smettono neanche un secondo di pensarci come mi confessano i tanti amici che hanno scelto altri lidi.

E allora mi tornano alla mente le parole della Presidenta: «I migranti sono il modello di vita cui dovranno prima o poi ispirarsi anche gli italiani..». Ma davvero pensate voi, sacerdoti della globalizzazione, che la felicità dei popoli sia nello sradicamento dalla loro terra, dalle loro abitudini, dai loro affetti, dalle loro favole, come vediamo accadere ai tanti giovani che approdano in Italia alla ricerca di fortuna? O non è vero il contrario la loro “America” è la loro terra e c’è qualcuno che sta pensando bene di accaparrarla. Asmara le  dice niente? La capitale dell’Eritrea è stata insignita dall’Unesco in questi giorni del titolo di Patrimonio dell’Umanità. Anche chi ha preso questa decisione è suscettibile di pagare per il reato di Ricostituzione, visto che è stata costruita all’epoca del fascismo? Per non parlare di tutta la legislazione sociale prodotta in quegli anni. È vero, allora c’era uno Stato in Italia, che garantiva previdenza, assistenza e anche tutte le forme di tutela che hanno aiutato i lavoratori italiani fino ai nostri giorni e che noi purtroppo non conosceremo mai. Già anche lo Stato è sparito..o piuttosto vuole fare sentire il suo ruggito solo per vietare di pensare. E allora , on. Fiano, se le situazioni sono così in movimento mi permetta di riflettere su di un altro punto che mi è venuto in mente leggendo la sua proposta: Axum, le dice niente? Persino quelle quattro pietre vi hanno spaventato nel 1996 pensando che qualcuno potesse leggerne un domani il profondo significato simbolico. Ricordo sempre le frasi di mio padre, tra le poche e coraggiose voci dissenzienti verso il buonismo della restituzione: «Allora ci devono dare indietro: strade, scuole, ospedali perchè quell’obelisco fu donato all’Italia proprio dall’imperatore d’Etiopia Hailé Selasié come simbolo di pegno  ed impegno  allo sviluppo di quelle terre». Allora ecco la vostra preoccupazione che si cela dietro questa proposta: che a diventare nostalgici del bieco ventennio possano diventare i nuovi italiani, che certo dopo avere conosciuto la lotta per la sopravvivenza possano avere poca paura delle vostre minacce contro la Ricostituzione. Tanto vale sopprimere allora ogni forma di conoscenza alla radice, non sapendo che sono proprio questi divieti a muovere nella storia processi difficilmente controllabili. Allora, on Fiano, vada anche lei  a comprarsi una bottiglia di buon vino che le consenta di vedere il presente, ma anche il futuro, un pò più roseo anziché tutto nero.