Il compagno Capanna è toccato nel vitalizio. E dà fuori di matto…

Il compagno Mario Capanna s’è risvegliato dal suo lungo letargo sessantottino. E dà fuori di matto.  A ridestare la rabbia dello storico leader del Movimento studentesco milanese non è però né la crisi migranti né la crisi economica, ma una questione molto, molto più prosaica: il progetto di legge a firma Richetti, approvato nei giorni scorsi dalla Camera,  comporta una seria decurtazione del suo vitalizio di ex parlamentare. Apriti cielo. Capanna approfitta de La Zanzara su Radio 24 per sparare a palle incatenate contro Richetti. «È la premessa per depredare milioni di  italiani. Mi meraviglio che i giornalisti si occupino di queste  fregnacce invece di occuparsi delle grandi questioni come gli F-35 di  cui non ci facciamo una pippa e che acquistiamo», tuona l’ex leader studentesco. 

«Il vitalizio – insiste Capanna – non è un privilegio. I parlamentari  devono essere messi nella condizione di autonomia, indipendenza e  libertà assoluta, senza essere ricattati e condizionati da forze  economiche e finanziarie. Per questo è stato creato il vitalizio. Anche dopo il mandato, nel resto della vita. Ergo, dire che è un  semplice impiegato è roba da mentecatti politici come Richetti».

«Il metodo retributivo è giusto – aggiunge Capanna – la pensione va  calcolata sull’ultimo stipendio. Non si era mai visto un provvedimento retroattivo. Non so quanto perdo, non me ne preoccupo. Soprattutto  perché non passerà al Senato e semmai la boccerà la Corte  Costituzionale». «La tragedia è nella stupidaggine del Pd – conclude  l’ex leader di democrazia proletaria – perché quello scimunito di  Richetti ha portato acqua al mulino dei grillini». È proprio vero che le rivoluzioni cominciano in piazza e finiscono  a tavola.