Il governo pensa ai migranti e intanto 5 milioni di italiani sono alla fame. I dati Istat

Ecco cosa comporta lo scollamento tra il Paese reale e il governo che lo amministra: mentre l’esecutivo non fa altro che partecipare a summit e trilaterali sul dramma dei flussi migratori, gli italiani muoiono di fame: letteralmente. Lo dice l’Istat che, tra dati e confronti, assevera con la drammatica veridicità della matematica percentuale che sono quasi 5 milioni i nostri connazionali in stato di assoluta povertà, di tragica indigenza.

Istat, quasi 5 milioni di italiani in stato di povertà assoluta

E allora, dal dettaglio delle cifre presentate dall’Istat, si evince un netto balzo in avanti nel 2016 dell’incidenza della povertà assoluta nelle famiglie con tre o più figli minori. Il dato di riferimento,infatti, è salito al 26,8% dal 18,3% dell’anno precedente. Non solo: l’indagine socio-economica dell’Istat precisa che il valore coinvolge 137.771 famiglie e 814.402 individui e che aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016). Più in generale, dunque, lo stato di assoluta indigenza nel Belpaese  fotografato nell’indagine 2016 è rimasto stabile rispetto al 2015 e ha coinvolto 4 milioni e 742mila persone, pari a 1,619 milioni di famiglie residenti. Il dato, spiega nel dettaglio l’istituto di statistica nazionale, è invece rimasto stabile per le altre tipologie familiari, con alcuni casi di incidenze che si attestano su quelle registrate nel 2014. Si confermano livelli elevati di povertà assoluta per le famiglie con cinque o più componenti (17,2%), soprattutto se coppie con tre o più figli (14,7%), e per le famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (10,9%). L’incidenza sale se in famiglia ci sono tre o più figli minori (26,8%) mentre è più contenuta nelle famiglie di e con anziani (è pari a 3,5% tra le famiglie con almeno due anziani).

Istat, la povertà in relazione all’età

E se, più nel dettaglio, prosegue l’Istat, l’incidenza della povertà assoluta aumenta al Centro in termini sia di famiglie (5,9% da 4,2% del 2015) sia di individui (7,3% da 5,6%), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50.000 abitanti al di fuori delle aree metropolitane (6,4% da 3,3% dell’anno precedente), persiste, a partire dal 2012, la relazione inversa tra incidenza di povertà assoluta e età della persona di riferimento (aumenta la prima al diminuire della seconda). E allora, il valore minimo, pari a 3,9%, si registra tra le famiglie con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne, quello massimo tra le famiglie con persona di riferimento sotto i 35 anni (10,4%).

Istat, la povertà in relazione alla professione

In merito alla professione dei soggetto esaminato dall’indagine Istat, invece, risulta che, come negli anni precedenti,  l’incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare; 4,0% se è almeno diplomata. La posizione professionale della persona di riferimento incide molto sulla diffusione della povertà assoluta. Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), confermando quanto registrato negli anni precedenti. Rimane, invece, piuttosto contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,5%) e ritirata dal lavoro (3,7%).

L’amaro commento del Codacons

E allora, tra i tanti che hanno commentato i dati elencati dall’Istat, il Codacons ha stigmatizzato con un commento la drammatica fotografia demoscopica, rilevando e commentando al tempo stesso: «Il numero di individui in condizione di povertà assoluta in Italia è praticamente raddoppiato dalla crisi economica ad oggi. Si tratta di numeri impressionanti e che non necessitano di commenti. Secondo l’Istat – dichiara il presidente Carlo Rienzi – nel 2007 le famiglie in condizione di povertà assoluta erano 975.000, mentre oggi salgono a 1,6 milioni; il numero di individui poveri nel 2007 era pari a 2.427.000, contro i 4.742.000 del 2016. Questo significa che in meno di 10 anni i cittadini in povertà assoluta in Italia sono aumentati del 95%, praticamente raddoppiati». Insomma, traducendo i numeri in amara verità, va semplicemente detto che quanto fatto finora per ridurre le diseguaglianze e combattere la povertà è servito a ben poco: con buona pace dell’ex premier Renzi e del tanto pubblicizzato bonus di 80 euro che avrebbe dovuto aiutare le persone con redditi medio bassi e che invece ha svenduto il Belpaese a migranti, Ong e Ue. E quelli appena enucleati sono i risultati…