Giustizia nel caos, anche i giudici di pace dichiarano guerra a Orlando

I giudici di pace sul piede di guerra contro la riforma Orlando della magistratura onoraria e di pace. «Sarà battaglia – promette Alberto Rossi, segretario generale dell’Unione nazionale dei giudici di pace -. Continueremo a tempo indeterminato con gli scioperi ad intervalli di 20 giorni, avvieremo migliaia di  azioni giudiziarie ed abbiamo già interessato della vicenda tutte le più alte autorità europee; nella sciagurata ipotesi in cui il decreto legislativo, nella bozza che sta circolando in questi giorni, con insignificanti correttivi, venga approvato dal governo, la risposta negativa dell’Europa sarà senza appello».

Spiega Rossi: «Si va dal trattamento economico e previdenziale discriminatorio, al licenziamento illegittimo dei magistrati in servizio da 15 e passa anni, perché tale è considerata dall’ordinamento comunitario la trasformazione di un rapporto a tempo pieno in part time, senza alcuna ragione che lo giustifichi, solo per segnalare le infrazioni più clamorose. C’è poi il gravissimo vulnus all’indipendenza della magistratura, sia nell’ufficio del processo con la trasformazione del giudice onorario in un mero passacarte del togato, sia con la cancellazione della responsabilità disciplinare della magistratura onoraria, unica categoria professionale che, pur esercitando uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, non avrà un codice deontologico».

Rossi denuncia poi la «risibile assimilazione delle retribuzioni dei magistrati ai redditi da lavoro autonomo, apertamente in contrasto con la decisione già assunta dalla Ce in sede di Eu Pilot, che ha riconosciuto la natura univocamente subordinata del rapporto di lavoro dei magistrati onorari. Solo al ministro Orlando poteva venire in mente una simile aberrazione: un magistrato privato anpartita Iva, ossia la negazione stessa della funzione giurisdizionale, che per sua natura non può che essere pubblica”.

I giudici di pace fanno ancora sapere che continua, nel frattempo, lo sciopero dei giudici di pace, che «ha già determinato in una settimana la cancellazione di 100 mila processi e proseguirà nelle successive due settimane, per poi riprendere già a settembre immediatamente dopo la riapertura delle attività giudiziarie».