G8 di Genova: poco si parla di quello che realmente rappresentò

Il G8 di Genova del 2001 (dal 19 al 22 luglio) continua a essere ricordato, sedici anni dopo, soltanto per le violenze alla scuola  Diaz e alla caserma Bolzaneto. Poco si parla, ancor oggi, di ciò che quel vertice effettivamente rappresentò. Quei tre giorni di fuoco segnarono una svolta, per certi aspetti inquietante: furono infatti la  dimostrazione che la politica, anche ai massimi livelli internazionali, cominciava a contare sempre meno. Si rese evidente, all’opinione pubblica internazionale, che altri poteri, finanziari ed economici, stavano occupando massicciamente la scena. Pochi mesi dopo, a Doha, nella tranquillità del Qatar, lontano da movimenti di protesta e dalla pressione dell’opinione pubblica internazionale, venne presa la “vera” decisione: fare entrare la Cina nel Wto (l’Organizzazione mondiale del Commercio). Una decisione, prima o poi inevitabile, certamente, ma non alle condizioni e nei tempi in cui fu assunta. Da quel momento in poi abbiamo assistito all’impoverimento dei ceti medi occidentali e alla deindustrializzazione sempre più accentuata del nostro emisfero. 

Il G8 di Genova fu in realtà un “circo” drammatico e rovinoso: da un lato lo show dei “potenti”, dall’altro lo spettacolo degli estremisti spaccatutto. In mezzo il comportamento delle autorità preposte all’ordine pubblico: i black bloc lasciati liberi di devastare, i pacifici manifestanti presi a manganellate.  Un comportamento inspiegabile, che contribuì non poco, peraltro,  a complicare la vita del governo di centrodestra appena insediato. Sicuramente il G8 di Genova diede il colpo di grazia al “vero” movimento no global, che si era manifestato due anni prima a Seattle, un movimento trasversale, al di là della  destra e della sinistra. Quanti piccioni con una fava sola…