Fuori dal coro. L’apologia degli “irregolari” di Giorgio Ballario

Talvolta un libro può diventare, come per magia, un’occasione d’incontri preziosi oppure il rimpianto di appuntamenti mancati. Chi non avrebbe voluto ballare un “lento” con Brigitte Bardot al Byblos di Saint Tropez o cavalcare tra le ambe africane con Amedeo Guillet, il comandante Diavolo, ultimo difensore dell’effimero impero mussolinano? E ancora, chi tra noi — we happy few, we band of brothers — rinuncerebbe ad incontrare Nasser e Josè Antonio o chiacchierare con personaggi del livello di Berto Ricci, Adriano Olivetti, Cesare Pavese, Garcia Lorca o Giuseppe Prezzolini?

Giorgio Ballario, ottimo giornalista e scintillante narratore, lo ha fatto con la sua penna, donando al lettore di “Fuori dal coro” chiavi interpretative insolite e ipotesi di lavoro per capire e comprendere, tempi, atmosfere, personaggi. Con scrittura sicura e tanta curiosità, l’autore — con l’epopea di Morosini in AOI, il vero maestro del “giallo coloniale” italiano — regala al lettore una sfilata di vite più o meno note ma tutte inconsuete e, in qualche modo, “straordinarie”: una galleria di caratteri eccentrici e spigolosi, con tanti cuori ribelli (dall’anarchico Malatesta alla fascistissima Piera Gatteschi) e alcuni simpatici matti (Bonvi, il papà di “sturmtruppen”, in primis).

Insofferente agli angusti schemi ideologici del Novecento, Ballario spazia tra epoche e narrazioni diverse e, talvolta, contrapposte. Volutamente l’autore raccoglie nel suo libro “fascisti e comuunisti, socialisti, anarchici, militari e artisti, uomini di sport e di lettere, studiosi e agitatori. Italiani, europei, americani del nord e del sud, asiatici, africani”, legandoli con il filo dell’irrequietezza, dell’anticonformismo. Del coraggio.

Tra le 250 pagine del lavoro ballariano spiccano per intensità i ritratti paralleli di Josè Antonio e Garcia Lorca (un’amicizia spezzata dalla tragedia della guerra civile), le pennellate sull’alpinista triestino Emilio Comici e i cammei pieni d’empatia e sentimento per i figli d’Argentina, da Monzon a Azucena Villaflor. E poi Steve McQueen, Edith Piaf, Emilio Salgari, Hergè e altri ancora.

Ecco, dunque, un bel libro, assolutamente da leggere. Grazie Giorgio, per averci ricordato, in questo tempo banale ed inutile, la bellezza — e gli inevitabili costi: invidie, incomprensioni, solitudine — di “cantare fuori dal coro”. Rompendo le scatole, ad ogni latitudine geografica o politica, ai furbi, agli ignavi, ai tristi. Gli uomini di valore sono tutti fratelli.