Fratelli d’Italia in difesa del formaggio italiano “copiato” e venduto dal Canada

“No alla Fontina Made in Canada”; “Non svendiamo i nostri marchi storici”; “#stopCETA per salvare il Made in Italy“: sono i cartelli che espongono migliaia di agricoltori in piazza oggi a Roma sotto alla Camera dei Deputati, per chiedere ai parlamentari di fermare il Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada. È la Coldiretti a lanciare l’allarme, da sempre paladina del made in Italy alimentare, perché l’Unione europea si accinge a ratificare e quindi legittimare, in un trattato internazionale, la pirateria alimentare a danno dei prodotti made in Italy pi prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina, dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele.

Stop Ceta, in piazza Meloni e Rampelli

A fianco degli agricoltori ci sono Giorgia Meloni e Fabio Rampelli. «Fratelli d’Italia – dice Giorgia Meloni – dice no alla ratifica del Ceta, il trattato di libero scambio Ue-Canada. Il Ceta è un trattato che serve a massacrare la piccola e media impresa a favore delle grandi multinazionali, il prodotto italiano di qualità a favore delle produzioni straniere e a rendere l’economia sempre più forte della politica. Per noi di Fratelli d’Italia chi vota il Ceta è un traditore dell’Italia e degli italiani». Il trattato di libero scambio con il Canada (Ceta), dice dal canto suo Fabio rampelli, «va fermato. È incredibile come l’Unione europea continui a colpire l’economia italiana e la nostra stessa identità agroalimentare e culturale. Il trattato è un via libera alle imitazioni dei nostri prodotti tipici e spalanca le porte all’invasione di grano duro e carne canadese a zero dazi, un colpo che, affiancato alla concorrenza sleale di Marocco, Tunisia, Turchia, alla ripartizione iniqua – concordata con l’Ue – di latte, zucchero e agrumi, rischia di infliggere un colpo mortale al settore. L’attuale accordo in discussione a Montecitorio dimostra ancora una volta l’incapacità del nostro governo di rappresentare gli interessi del nostro popolo, dalla “trappola Bolkestein” su commercio ambulante, balneazione e turismo culturale, al recepimento delle direttive europee sulla pesca che stanno cancellando il nostro settore ittico, al rifiuto di promuovere il “Made in” per non sfavorire la Germania, alle modalità agghiaccianti con cui l’Italia è stata lasciata sola sulla vicenda immigrazione». 

La protesta

L’idea della manifestazione è quella di chiedere di procedere ad una discussione approfondita in Parlamento prima di assumere una decisione di ratifica che porterebbe ad un’indiscriminata liberalizzazione e deregolamentazione degli scambi con una vera e propria svendita del Made in Italy. In Canada viene utilizzato un numero rilevante di sostanze attive vietate nel Ue. Gran parte di queste sono molecole risalenti agli anni ’70 vietate nell’Unione da circa vent’anni, tra cui l’Acefato, il Carbaryl, il Carbendazim, il Fenbutatin oxide, il Paraquat l’Acido solforico per i quali, oltre all’elevata tossicità riscontrata, sono comprovati, o comunque non sono esclusi, effetti neurotossici, cancerogeni, sulla mutagenesi, sulla riproduzione e, più in generale, sugli ecosistemi. E poi in Canada vi è un diffuso impiego di Ogm nei campi e di ormoni negli allevamenti che sono anch’essi vietati in Italia. «Nei trattati – precisa Moncalvo – va riservata all’agroalimentare una specificità che tuteli la distintività della produzione fermando una escalation che mette a rischio la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e la libertà di scelta dei consumatori».