Forza Italia: “È scoppiato il bubbone degli ospedali toscani, noi inascoltati”

27 Lug 2017 18:48 - di Redazione

“Era solo questione di tempo, prima che il bubbone sulla conduzione del project financing per i quattro nuovi ospedali della Toscana finisse per esplodere anche agli occhi della magistratura contabile. Già nel 2011 un articolo del Sole24Ore Centronord su dati Sior segnalava costi lievitati dell’88 per cento e una contrazione del contributo privato già calata dal 35 per cento delle stime iniziali al 30 per cento. Il trend era chiaro. Quei dati non furono mai smentiti. La mia interrogazione a risposta scritta non ebbe mai riscontro”. Lo afferma Stefano Mugnai, vicepresidente della Commissione Sanità e capogruppo di Forza Italia in Regione Toscana, commentando i rilievi della Corte dei Conti sui nuovi ospedali toscani. Mugnai che lavorò a suo tempo “proprio su questa precisa questione senza ottenere alcun chiarimento né la risposta all’interrogazione che la giunta regionale sarebbe stata tenuta a fornire entro 60 giorni dal protocollo. Nulla. Silenzio”. “Il fragore prodotto oggi dai rilievi della magistratura contabile sull’operazione era dunque già stato segnalato. Ricordo che prima di protocollare la mia interrogazione – ricostruisce Mugnai – attesi alcuni giorni per verificare che non vi fossero smentite su quelle notizie. Non ve ne furono. E lì già l’andamento era chiaro. I costi di realizzazione già erano schizzati dai 350 previsti all’avvio dell’operazione, nel 2003, a 657 milioni e mezzo. I lavori erano rallentati vistosamente da un numero di contenziosi che allora erano a quota 23”. “Uno step intermedio di quel lasso temporale, nel 2007, già accendeva spie rosse. Nel 2007 – richiama Mugnai – all’atto della firma della convenzione tra concessionario (Ati Astaldi, Pizzarotti e Technit) e Aziende sanitarie il costo era già salito a 422 milioni. Nel 2011 si raggiunse quota 657,5 milioni (l’88% in più di quanto previsto nel 2003) così suddivisi: 169 milioni statali, 289 milioni di risorse dalle Aziende sanitarie e 199 milioni, il 30 per cento appunto, dai privati concessionari”. “Per di più, non essendo le Asl riuscite ad alienare i vecchi complessi ospedalieri, dal Sior si faceva sapere di avere attinto, per pagare gli ospedali, al fondo rotativo della Regione. Il proposito dichiarato dal presidente del Sior Bruno Cravedi, all’epoca, era quello di reintegrare il fondo una volta vendute le vecchie strutture. Ma non è ancora accaduto”, conclude Mugnai.

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