“Fasci del lavoro”, nove indagati a Mantova: c’è anche Fiamma Negrini

Alla fine, sull’onda del clamore mediatico, si sono mossi i magistrati per assecondare l’irritazione della sinistra. La Procura di Mantova ha così aperto un’ inchiesta sul Movimento dei fasci italiani del lavoro che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di nove persone.

Secondo la Gazzetta di Mantova l’accusa sarebbe di violazione della legge Scelba e della dodicesima disposizione finale della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista. Tra gli indagati figurano Fiamma Negrini, la 20enne eletta nel consiglio comunale di Sermide, il padre Claudio, di Sermide, tra i fondatori del movimento. Gli altri indagati, secondo la Gazzetta di Mantova, sarebbero gli altri fondatori del movimento e cioè Elvira Tornese di Rapallo (Genova), più volte in lista con Negrini, il fratello Nestore, nel frattempo deceduto, Sergio De Biasio e Simone Grazio, entrambi di Verona, Pasqua Lombardo di Bologna, Marocco Piraino e Giuseppe Ridulfo di Palermo. I carabinieri hanno già eseguito otto perquisizioni domiciliari a Verona, Palermo, Bologna e Rapallo. Fiamma Negrini era stata la prima eletta tra i Fasci Italiani del Lavoro.

Dopo l’exploit alle urne con la lista Fasci del lavoro, che ha preso il 10,42%, la solita Laura Bordini aveva scritto al ministro Minniti per esprimere “forti perplessità sul piano giuridico” per l’ammissione di una lista “che si richiama dichiaratamente a nomi e immagini del partito fascista”. E il Viminale aveva revocato le designazioni dei funzionari competenti della settima sottocommissione elettorale circoriandale di Mantova.