Fabrizio Corona sbotta: «Non resisto più in carcere: devono mandarmi a casa»

È nervoso, impaziente, irriverente: come sempre. È il solito Fabrizio Corona, insomma, ma stavolta ha dalla sua una sentenza, arrivata lo scorso 12 giugno, che ha di fatto lasciato cadere i capi d’imputazione principali, tra cui l’intestazione fittizia di beni e la misura cautelare. Motivo per cui l’ex re dei paparazzi, ancora in carcere perché, dopo l’ultimo fermo la Sorveglianza ha revocato l’affidamento, è più agitato e insofferente che mai, tanto che la difesa ha già presentato in tribunale una nuova istanza. 

Fabrizio Corona ancora in carcere

«Sono stato assolto, non devo stare in carcere, mi devono mandare a casa», si è sfogato Fabrizio Corona con i legali, gli avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti, in occasione dell’udienza davanti alla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Milano. «Fabrizio è molto nervoso: l’affidamento ai servizi sociali gli è stato revocato sulla base di un presupposto che si è rivelato insussistente», si è affrettato a spiegare Chiesa, uno dei suoi legali, cercando di argomentare il perché delle esternazioni del proprio assistito e, contestualmente, facendo riferimento alla sentenza relativa alla vicenda del “tesoretto” – circa 2,6 milioni di euro nascosti nel controsoffitto – con cui Corona è stato condannato a un anno (contro i 5 chiesti dall’accusa) per il mancato pagamento di una cartella esattoriale. 

«Mi devono mandare a casa»

Dopo la sentenza, i suoi difensori hanno perciò presentato richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali; istanza ora all’esame del tribunale di Sorveglianza e sui cui grava il perché dell’arresto dell’ottobre scorso. Il procedimento è stato aggiornato al 3 ottobre. Non solo: nell’udienza di oggi a porta chiuse la difesa di Corona ha chiesto il dissequestro della parte del fatidico “tesoretto”, necessaria per regolarizzare la sua posizione fiscale. «Non è Fabrizio che deve pagare le tasse, ma – precisa la difesa – una delle sue società. Il  tribunale sta valutando la cosa». E nel frattempo detenuto e legali si augurano – e esortano – una pronuncia dei magistrati per prima dell’estate…