Ecco perché gli Usa hanno da sempre una politica imperialista e aggressiva

È di questi giorni la notizia della imposizione di pesanti sanzioni commerciali da parte degli Usa a Russia, Venezuela e Iran mentre, dall’altro lato, gli Usa hanno sottoscritto grandi accordi con l’Arabia Saudita che, come noto, è uno dei principali violatori dei diritti umani nel mondo. Questo doppio standard americano ha una storia lunga ed è interessante inquadrarla da un punto di vista storico. Alla fine dell’Ottocento, quando la Gran Bretagna controllava in modo diretto o indiretto oltre metà del mondo, i marinai di Sua Maestà usavano cantare con orgoglio un inno le cui strofe recitavano: “O Britannia, Britannia rules the waves” e cioè o “Britannia tu domini i mari”. Non era vanagloria né presunzione ma la pura e semplice verità. Infatti la Royal Navy grazie alla regola del “double standard” aveva un tonnellaggio di navi da guerra pari al doppio di quello di tutti i suoi nemici messi insieme. Ciò le consentiva di dominare veramente i sette mari imponendo la sua legge ovunque. La Gran Bretagna all’epoca, pur contando su un esercito di soli 200mila uomini, riusciva a controllare un impero vastissimo che si estendeva su tutti i continenti in zone anche molto remote e scarsamente collegate. Ciò era possibile sia grazie ai contingenti indigeni al servizio della Corona (Gurkhas, Sikh, Lancieri del Bengala) sia grazie alla lungimirante politica coloniale inglese che, richiamandosi vagamente a quella dell’impero Romano, non pretendeva di educare gli indigeni privandoli delle loro tradizioni e credenze. Niente fondamentalismo religioso né politico né omologazione culturale. I popoli indigeni erano liberi di mantenere le proprie usanze e la propria religione né gli Inglesi anelavano ad assimilarli, limitandosi a una dominazione a volte dura, in caso di ribellione, ma più spesso paternalistica. Gli Stati Uniti, per contro, fin dall’inizio della loro storia adottarono una linea totalmente diversa. Essendo un Paese di nuova indipendenza che aveva combattuto contro una potenza coloniale per ottenerla, aborrì sempre, ma solo a parole, ogni forma di espansione coloniale. Nei fatti concreti, al contrario, gli Stati Uniti si dimostrarono fin da subito una potenza estremamente aggressiva ed espansiva, sia nei confronti delle sfortunate popolazioni indigene che ebbero la malasorte di contrastarli, sia nei confronti dei vicini.

La politica aggressiva degli Usa

La prima grande guerra coloniale gli Stati Uniti la combatterono nella prima metà dell’ottocento contro il Messico. Con la scusa di proteggere i coloni texani, che in realtà erano dei separatisti che volevano distaccare il Texas dal Messico, invasero lo stato confinante privandolo di circa la metà del suo territorio e cioè degli attuali Stati del Texas, California, Nuovo Messico e Arizona. Poi fu la volta degli indiani delle pianure da loro chiamati selvaggi, che vennero sterminati e rinchiusi nei lager delle riserve. Va detto che mentre negli Usa la questione indiana veniva risolta eliminando fisicamente gli indiani, nel vicino Canada veniva risolta in modo più civile. La guerra coloniale successiva fu quella contro la Spagna, odiata potenza coloniale europea. In questo caso gli Usa dovettero inventarsi di sana pianta un “casus belli” che fu dato dalla misteriosa esplosione della corazzata americana Maine nel porto dell’Avana a Cuba, allora dominio Spagnolo. La colpa dello scoppio venne frettolosamente e senza alcuna prova addossato alla Spagna la quale, in realtà, non aveva nessun interesse nell’offrire un così magnifico pretesto di intervento agli americani. In questa occasione si passo dalla dottrina Monroe (l’America agli americani) al corollario Roosevelt alla dottrina Monroe (l’America agli Usa). A seguito della successiva guerra vinta a mani basse dagli Stati Uniti, questi ultimi entrarono in possesso del controllo di Cuba, Portorico e Filippine trasformando il Golfo del Messico e i Caraibi nel loro uscio di casa. Il passo successivo fu la Colombia. Il territorio dell’attuale stato di Panama all’epoca apparteneva alla Colombia. Allorché gli Usa decisero di costruire il canale di Panama sentirono la necessità di avere uno Stato fantoccio nella zona del canale da controllare a bacchetta. Pensarono così bene di fomentare e foraggiare un movimento indipendentista panamense che portò alla secessione dalla Colombia. Il nuovo Stato di Panama, ovviamente, era indipendente solo in teoria essendo, nei fatti, un protettorato americano a sovranità assai limitata. Operazioni simili avvennero in seguito in altri Stati latino americani come il Nicaragua e il San Salvador.

Che differenza tra inglesi e americani…

Mentre le potenze coloniali europee si espandevano per motivi economici e non nascondevano tale motivazione, ogni volta che gli Usa facevano la stessa cosa dovevano motivarla con ragioni come la difesa dei diritti umani o la esportazione del loro magnifico e perfetto modello democratico. Tale ipocrita dottrina, tutta puritana ( non dimentichiamo che i puritani del New England dopo essersi battuti il petto in Chiesa pentendosi dei loro peccati salivano sulle loro navi negriere per andare a caccia di schiavi) è il tratto che più infastidisce della politica estera americana. Questo volersi sempre mettere in cattedra a dare lezioni di democrazia e di bon ton istituzionale, anche nei confronti di nazioni di ben più antica civiltà, innervosisce e indispettisce. La assoluta certezza degli americani di essere depositari di un sistema politico superiore da esportare nel mondo li ha resi invisi a molti popoli che non accettano di essere americanizzati. Ed anche recentemente, nel vicino oriente, la folle volontà di esportare modelli occidentali in paesi arabi che hanno tradizioni e concezioni totalmente diverse dalla nostre ha prodotto risultati disastrosi di cui noi, purtroppo, paghiamo le maggiori conseguenze. Sarebbe opportuno che gli Stati Uniti studiassero finalmente la storia per evitare di continuare a ripetere sempre gli stessi errori. Errori che, quando commessi dalla più grande potenza planetaria, si riverberano negativamente in tutto il mondo.