È Trump il primo ad accorgersi che in Venezuela il regime chavista uccide

Dopo mesi di feroci repressioni della popolazione affamata da parte del regime chavista di Nicolas Maduro in Venezuela, il mondo sembra accorgersi di quanto sta succedendo. In questi mesi infatti, malgrado gli oltre cento morti in dimostrazioni di piazza e la gravissima crisi alimentare e di tutti gli altri generi di prima necessità, la stampa internazionale, e ovviamente anche quella italiana, hanno semplicemente ignorato le notizie provenienti da quel Paese, forse perché un regime comunista non può fallire, meglio concentrarsi su Assad… Adesso però qualcosa sembra stia cambiando: il primo a reagire è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha minacciato il Venezuela di adottare “misure economiche forti e veloci” se Caracas attuerà il suo piano di modificare la Costituzione. “Gli Stati Uniti non possono rimanere immobili mentre il Venezuela crolla. Se il regime Maduro impone la sua Assemblea costituente il 30 luglio, gli Stati Uniti prenderanno misure economiche forti e veloci”, ha detto Trump in un comunicato, senza fornire ulteriori dettagli. L’avvertimento arriva all’indomani del referendum informale organizzato dall’opposizione, dove oltre 7,1 milioni di persone hanno votato contro il piano di Maduro di riscrivere la costituzione. “Ieri, il popolo venezuelano ha di nuovo chiarito di essere per la democrazia, la libertà, e lo stato di diritto”, ha detto il Presidente Trump, “eppure le loro azioni forti e coraggiose continuano ad essere ignorate da un cattivo leader che sogna di diventare un dittatore”. Anche in Italia qualcosa si muove, ma non certo condanna per il regime liberticida: chiedo “alla Rai e dai mezzi di informazione nazionale di dare il massimo dell’attenzione alla crisi” del Venezuela. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, alla Camera, assicurando che “l’Italia vuole restare vicina al Venezuela, al popolo venezuelano e ai tanti connazionali che vi risiedono. Una vicinanza, e qui raccolgo un auspicio dei nostri connazionali, che spero possa essere condiviso” dai mezzi di informazione. “Una cosa è certa – ha assicurato il ministro, che ieri sera ha avuto una videoconferenza con i nostri connazionali e la rete consolare – se le violenze dovessero continuare, noi non ci gireremo dall’altra parte nè resteremo silenti”. Ma in realtà ci sono questioni più concrete: “Sulla questione delle pensioni di circa un milione di cittadini italo-venezuelani rientrati in Italia, e titolari di pensione in Venezuela ci stiamo coordinando con Spagna e Portogallo, che registrano problemi analoghi, per effettuare passi congiunti presso le autorità di Caracas. L’obiettivo è quello di individuare una soluzione almeno parziale della questione, che riconosca l’erogazione di un contributo minimo per i titolari di pensione residenti all’estero”, ha detto ancora Alfano.