Così parlò il compagno Manconi: «Sui migranti andiamo a lezione dal Cav»

Esiste una “terza via” sull’immigrazione, una soluzione mediana tra chi vuole il blocco dei porti e chi predica l’accoglienza “senza se e senza ma”. La sperimentò con successo il governo Berlusconi quando al Viminale sedeva Robero Maroni, attuale governatore della Lombardia: si chiama visto di protezione umanitaria temporanea ai richiedenti asilo ed ha base giuridica nella direttiva 55 dell’Unione europea. Tuttavia, a ricordare oggi quella soluzione e a suggerirla all’attuale governo non è Maroni né Berlusconi ma – udite udite! – un uomo di sinistra come Luigi Manconi, oggi senatore del Pd.

Luigi Manconi è senatore del Pd

Della direttiva Ue e di come il governo del centrodestra se ne servì per alleggerire il peso dell’accoglienza, Manconi ne ha scritto sull’Huffington Post, il blog diretto da Lucia Annunziata: «E con quella decisione – vi si legge – consentì loro (agli immigrati, ndr) di superare i confini italiani per recarsi legalmente negli altri paesi europei». Ragion per cui – argomenta Manconi – «non è affatto vero che la sola scelta sia tra “bloccare i porti” e caricare sulle gracili spalle del nostro paese l’intera immigrazione proveniente dall’Africa». Nel dettaglio, la direttiva stabilisce standard minimi per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio, nonché la promozione dell’equilibrio degli sforzi tra i Paesi che accolgono gli sfollati. Il meccanismo è pressappoco il seguente: a fronte del visto di la protezione umanitaria, che dura circa un anno, gli Stati Ue sono obbligati a indicare la propria capacità di accoglienza e a cooperare per il trasferimento della residenza delle persone da una nazione all’altra. E qui – scrive ancora Manconi – va «prioritariamente ricordato» che nel nostro Paese oggi viene applicato «l’approccio hotspot» attraverso il quale vengono individuate le persone che rispondono ai criteri della relocation. Una procedura – avverte Manconi – che se attuata come previsto, «inciderebbe in misura rilevante su un’equa dislocazione dei migranti nel continente».

La direttiva 55 della Ue fu applicata nel 2011

Ed è esattamente quel che nel 2011 fece il governo Berlusconi di fronte agli arrivi di profughi provenienti dalla Tunisia con la  concessione di un permesso di soggiorno per «motivi umanitari», della durata di 6 mesi, rinnovati in seguito per un altro anno. «A marzo di quell’anno -ricorda Manconi – , alcune migliaia di tunisini entrarono o provarono a entrare in Francia muniti di permesso temporaneo valido per attraversare le frontiere: si aprì un contenzioso con l’Italia e la questione si impose a livello europeo. A maggior ragione oggi, in un contesto molto più delicato, precario e complesso, porre in questi termini la necessità di una presa in carico della gestione dei flussi da parte di tutti gli Stati membri avrebbe un impatto forte, senza mettere a rischio l’incolumità delle persone in fuga». Il che, tradotto dal politichese, suona più o meno così: cari compagni prendiamo esempio dall’odiato Berlusconi.