Coro di Ratisbona, ora il Vaticano s’arrabbia: «Due pesi e due misure»

Alla Chiesa in quanto “istituzione speciale” viene “giustamente richiesta un’esemplarità assoluta, ma questo ricorso costante a due pesi e due misure nel  giudicare i suoi comportamenti e nell’attribuire responsabilità non  giova a nessuno”. Lo sottolinea Lucetta Scaraffia in un suo intervento sull’Osservatore Romano, quotidiano della Santa Sede,  nel quale torna sull’inchiesta legata agli  abusi nel Coro di Ratisbona.”Non giova alla chiarezza delle questioni, e non giova soprattutto quando si tenta di eliminare ingiustizie, di  punire i colpevoli di violenze, di impedire che queste si ripetano”,  annota la storica nel sottolineare come di fronte ad altri gravi episodi di violenza avvenuti in altre istituzioni, “nonostante la gravità” dei casi non sia seguita la stessa “indignazione collettiva”.

“Ben diversa – osserva Scaraffia sul quotidiano d’Oltretevere – è stata l’attenzione che i media hanno rivolto alla triste vicenda dei  piccoli cantori di Ratisbona: ampio spazio e titoli che, denunciando 547 casi di violenze, hanno spesso lasciato intendere che si sia trattato di quasi seicento stupri, mentre i casi di abusi sessuali nell’arco di quasi mezzo secolo sono stati 67. E bisognava approfondire per capire che sono stati soprattutto deprecabili interventi maneschi – ma certo meno gravi degli stupri – da parte di docenti, peraltro non di rado sadici. E soprattutto per capire che non era uno scoop, ma il risultato di una rigorosa indagine voluta dal vescovo della diocesi, quindi dalla Chiesa stessa, decisa ad andare a fondo di voci e denunce su questo scandalo”.

“Nessuno – osserva la storica – dubita che si tratta di atti ignobili e vergognosi, che dovevano essere puniti e soprattutto prevenuti, ma colpisce il livello dimanipolazione mediatica del caso, e soprattutto la percezione diversa che l’opinione pubblica ha di episodi simili: da una parte tolleranza verso la vita militare e gli eccessi di un nonnismo che degenera in violenza, dall’altra estrema severità verso l’istituzione ecclesiastica. Del resto, l’abitudine a indicare la  Chiesa cattolica come fonte di tutti i mali fa ormai parte dell’esperienza quotidiana e prepara l’opinione pubblica a considerare questo normale”.