Colpito alle spalle mentre prendeva il caffè: così la mafia uccise Boris Giuliano (VIDEO)

Boris Giuliano rappresenta la figura a cui tutti gli investigatori si sono ispirati, anche io. Specialmente per chi è passato dalla Squadra mobile di Palermo, non si può non ricordare quegli anni e la figura di Boria che è stato l’ideatore di un metodo investigativo”. Lo ha detto il Questore di Palermo, Renato Cortese a margine della commemorazione del capo della Mobile di Palermo. Giuliano venne ucciso il 21 luglio 1979 dentro il Bar lux di via Di Blasi a Palermo da Cosa nostra. “Con una considerazione che credo sia necessaria fare: oggi è anche facile fare quello che facciamo , perché abbiamo un contorno di solidarietà e di gente per bene che appoggia il lavoro della legalità – dice Cortese- Boris Giuliano lo ha fatto invece, quando i tempi erano difficili, e lui era da solo”. Alla commemorazione che si è tenuta sul luogo del delitto c’era anche il Capo dello Sco, Alessandro Giuliano, figlio di Boris Giuliano, oltre alle altre due figlie del capo della Mobile, ucciso Selima ed Emanuela e le autorità.

Boris Giuliano, assassinato il 21 luglio del 1979

Il segretario dell’Anfp, Enzo Letizia, ha così ricostruito le circostanze dell’omicidio: “Fu Leoluca Bagarella trentotto anni fa a uccidere il capo della Squadra mobile di Palermo. Nel 1979 gli uomini della Mobile del capoluogo siciliano fermarono due mafiosi Antonino Marchese e Antonino Gioè nelle cui tasche trovarono una bolletta con l’indirizzo di un appartamento sito in Via Pecori Giraldi, ove scovarono armi, quattro chili di eroina e una patente contraffatta con la foto di Bagarella, cognato di Totò Riina. Nell’abitazione venne trovata anche una foto di gruppo che ritraeva insieme numerosi mafiosi vicini al clan dei corleonesi. Dopo la scoperta del covo mafioso di Via Pecori Giraldi arrivarono alla Questura di Palermo telefonate anonime con minacce di morte per Boris Giuliano. Il capo dell Mobile venne ucciso la mattina del 21 luglio 1979, mentre stava pagando il caffè appena bevuto al bar “Lux”, in via Di Blasi a Palermo. Gli furono sparati sette colpi di pistola alle spalle da un uomo che solo anni dopo fu identificato come Leoluca Bagarella. Bagarella fu condannato solo 16 anni dopo come esecutore dell’omicidio, gli altri boss dei corleonesi furono condannati come mandanti.