Charlie, il medico Usa riaccende la speranza: «Può essere curato»

Speranza alternata ad angoscia. È una drammatica altalena di sentimenti quella che tiene col fiato sospeso Chris Gard e Connie Yates, i genitori di Charlie, il bambino di soli 11 mesi affetto da una malattia rarissima (soli 15 casi al mondo oltre al suo) e il cui destino è appeso per metà ad una macchina e per metà ad un giudice. La speranza è rappresentata dalle parole del medico americano intervenuto in videocollegamento da New York nell’udienza davanti all’Alta Corte di Londra, secondo cui l’elettroencefalogramma del piccolo «mostra una disorganizzazione dell’attività cerebrale, non un danno strutturale maggiore». Parole, ha riferito via Twitter la giornalista Bbc Fergus Walsh, accolte da Chris e Connie con i pollici in alto in segno di apprezzamento. Lo specialista ha ribadito anche che le chance di successo del trattamento sono di «almeno il 10 per cento» e ha spiegato che di nove pazienti con forma Tk2 della malattia (che colpisce i muscoli), «cinque hanno ridotto il tempo giornaliero attaccati al respiratore e uno è stato staccato completamente». Charlie soffre di un’altra variante, la Rrm2b.

È disputa sulle dimensioni del cranio di Charlie

Le parole del medico americano sono cadute nel mezzo di un’udienza burrascosa. Il primo scontro ha visto i genitori di Charlie abbandonare l’aula in segno di protesta contro il giudice per l’esatta ricostruzione delle dichiarazioni da essi rese nell’udienza precedente. Il secondo, sempre con protagonisti Chris e Connie ma questa volta contro i medici inglesi. La disputa ha ruotato intorno alle 1nuove evidenze», cioè ai miglioramenti sopraggiunti. Gli unici in grado di far modificare il precedente verdetto con cui prima i giudici inglesi e poi quelli di Strasburgo hanno vietato il viaggio in America per il rischio di un accanimento terapeutico. A dividere i genitori dai sanitari, la circonferenza del cranio di Charlie: cresciuta di 10 centimetri secondo i primi; del tutto invariata, secondo i sanitari. Un confronto-scontro che ha indotto il giudice ad invitare le parti a fare chiarezza entro 24 ore anche se già in apertura di seduta, lo stesso magistratoaveva definito «estremamente improbabile» la possibilità di arrivare ad una conclusione in giornata.

Il portavoce della famiglia: «Combatteremo ancora»

Era stato il portavoce e legale dei Gard, Alasdair Seton-Marsden, in apertura dell’udienza, dopo aver letto l’appello finale della famiglia alla clemenza da parte “Mr Justice” Nicholas Francis («continueremo a spendere ogni momento a cercare di salvare il nostro caro piccolo Charlie») ad annunciato, sin dal primo pomeriggio, l’arrivo dagli Usa delle nuove evidenze. E così è stato: il medico americano ha riacceso un seppur flebile luce di speranza. Ora tocca alla giustizia inglese tenerla accesa.