Casette eco-friendly ai migranti: quelle che i terremotati non hanno ancora visto

E così, mentre i terremotati vengono sfrattati dagli hotel impegnati ad accogliere a pagamento turisti e viaggiatori e le casette promesse arrivano a pezzi e bocconi con ritardi inammissibile per un paese civile e accogliente come spacciamo che sia il Belpaese, succede che la Croce Rossa provvede ad ospitare migranti in casette Ikea e campeggi rigorosamente green e super-accessoriati. E il paradosso, ancora una volta, è servito…

Casette eco-friendly ai migranti

Perché farli stazionare negli angusti centri di accoglienza temporanei, ormai da tempo al collasso endemico per lo straripare delle presenze di immigrati? E perché non ovviare con garbo e decoro alla cronica mancanza di spazi idonei all’accoglienza di massa? E perché, già che ci siamo, non infierire con un ultimo colpo sulle doppiamente sventurate vittime del sisma che, giustamente, solo pochi giorni fa sul web lamentavano che, sopravvissuti al terremoto potrebbero soccombere per colpa dello Stato? E così, con tempismo ed efficienza da record, detto-fatto, come scriveva ieri il Giornale: «Qualche mese fa a Lavagna, in provincia di Genova, l’amministrazione non aveva escluso l’impiego di moduli abitativi per garantire agli immigrati un soggiorno dignitoso. Così a Pontedera dove la prefettura cercava terreni adatti a sistemare casette prefabbricate per l’accoglienza. Così a Pisa e a Novara. La soluzione ora è alla portata di tutti e la Croce Rossa l’ha già testata. “Per due mesi in primavera nel centro di accoglienza di Settimo Torinese, a Lecce, a Bresso, a Roma e a Lampedusa abbiamo verificato l’unicità di questo progetto della Better Shelter di Stoccolma che è stato possibile grazie a un finanziamento della Fondazione Ikea”, ha spiegato Ignazio Schintu, responsabile nazionale della logistica di Cri. Vengono già usati dall’Unhcr con successo. Anche noi riteniamo che l’accoglienza non si debba fare nelle tende».

Mentre molti terremotati ancora aspettano…

Andrebbe aggiunto che il trattamento di riguardo però sembra contemplare solo gli immigrati: quei tanto decantati moduli abitativi di 17 metri quadri cadauno, veloci da approntare e diligentemente eco-friendly in quanto a basso impatto ambientale qualora debbano essere smaltiti, predisposti con cura e solerzia in modo da allestire facilmente dei veri e propri camping con moduli separati di bagni e docce, ad Amatrice o a Pescara del Tronto non sono ancora stati visti. Mentre, come riporta sempre il sito de il Giornale, per la modica cifra di mille euro a casetta, a cui vanno aggiunti 250 euro per la pompa di calore, somme da moltiplicare per i 350 moduli, «quelli che la Cri intende acquistare» per un totale di 437.500 euro più Iva ovviamente, ne sono stati prenotati e preparati «100 a Settimo Torinese, 50 a Bresso, 50 a Lecce, altri 50 a Roma da piazzare alla Tendopoli Portuense e 100 in magazzino per eventuali emergenze. Peccato che, per tutti i terremotati del centro Italia che hanno trascorso uno degli inverni più freddi che si ricordi nei vari container, accampati nelle tendopoli e sparpagliati negli hotel della costa adriatica, questa stessa sensibilità e queste premure d’ospitalità non sono state approntate da parte di chi, in materia di accoglienza, ragiona a senso unico o, se va bene, a corrente alternata…