Bottecchia ucciso dai fascisti? Così si diffondono le fake news ai danni della storia

Dai cimiteri alle spiagge, dai funerali ai ‘cold-case’, il gioco dell’estate è la ‘caccia al fascista’. A tutti i fascisti, d’ogni epoca e d’ogni genere: dal nostalgico che mette la foto del Duce in spiaggia – sollevando le ire di Repubblica – all’eroe che riposa a Ravenna e la cui tomba – si sta parlando di Ettore Muti – è stata volgarmente profanata da mani stupide e ignobili.

Il 2 luglio, per non essere da meno degli altri, il Corriere della Sera ha rispolverato una vecchia, smentita ‘leggenda nera’, secondo la quale Ottavio Bottecchia – il primo ciclista italiano a imporsi al Tour de France e morto nel 1927 a Gemona, dopo un incidente a Peonis, località del Comune di Trasaghis, in provincia di Udine – sarebbe stato invece assassinato. Ovviamente dai fascisti! Dal Comune di Trasaghis si è alzato un coro di proteste, guidato dal sindaco, per questa ennesima strumentalizzazione della storia del loro figlio più celebre, ma la macchina dell’informazione non si è arrestata di fronte alle articolate e documentate smentite e la fake new è stata oggi rilanciata da altre testate, tra cui il Resto del Carlino.

Ma perché mai i fascisti avrebbero dovuto assassinare Bottecchia, eroe di guerra, Medaglia di Bronzo al Valor Militare, ex-bersagliere due volte trionfatore a Parigi (1924 e 1925) e, per di più, iscritto al Fascio della sua città dal 1923? La domanda è retorica, naturalmente, ed evidenzia non un dubbio inesistente, bensì la sciatteria e la faziosità con cui ancora si legge la Storia nel nostro Paese. Tanto più che, per il fascismo, Bottecchia era tutt’altro che un problema o un personaggio scomodo, bensì un esempio da indicare ai giovani, come dimostrano ancor oggi le parole scritte – proprio in quel tragico 1927 che ne vide la disgraziata morte – dal giovanissimo Alessandro Pavolini, nel suo celebre romanzo d’esordio, Giro d’Italia: “Anche la faccia di Girardengo, di Bottecchia, è costruita così. Non sono belli, non sono perfetti, non sono i figli di un popolo ricco e pasciuto, non sono gli atleti che dànno benessere a guardarli: quel che vale in loro è la generosità con cui spendono sé stessi, venuto il momento, da disperati”.

Il ‘Muratore del Friuli’, quel piccolo, grande uomo di cui gli sportivi francesi pronunciavano terrorizzati il nome, storpiandolo esoticamente in ‘Botescià’, incarnava proprio i sentimenti e le caratteristiche morali e fisiche di quella nuova Italia che fascismo appena affermatosi voleva rappresentare, non certo un nemico da abbattere.