Atac, lo sfogo di Rota: «Ho lasciato, mi hanno tradito. Non c’è più un euro…»

«Atac è ormai ingestibile, non ci sono soldi in cassa. La deadline è già superata, l’ultima volta è riuscita a pagare gli stipendi nell’ultimo quarto d’ora. È una situazione che deve essere analizzata dal tribunale fallimentare». Bruno Rota, fresco di dimissioni dalla dirigenza dell’azienda capitolina, torna all’attacco con varie interviste.

Atac, l’azienda è in fallimento

«Parlano i numeri – dice al Messaggero – c’è un debito di 325 milioni soltanto con i fornitori. All’inizio non capivo bene di chi mi dovevo fidare, mi fidavo solo della Raggi. Poi mi è sembrato di aver capito di chi dovevo fidarmi. Però i fatti dimostrano che non ci avevo capito molto». Il manager, da un anno alls guida di Atac, voluto fortemente dai grillini ora che si è dimesso svuota il sacco denunciando la cattiva gestione della municipalizzata addetta al trasporto pubblico della Capitale e fa  capire di non essere riuscito a “tenere botta”.

Lo sfogo dell’ex dg: mi hanno tradito

Al Corriere della Sera Rota dice che aveva convinto la sindaca Raggi a fare il concordato preventivo: «Non si trattava di fallimento, è il contrario, il concordato preventivo serve a scongiurarlo, a ottenere una moratoria almeno parziale dei debiti, ma vedo che sul concordato ci sono molte manovre in atto». E ancora: «Quello che mi hanno fatto lo considero un vero tradimento. Una roba che neanche all’asilo…», continua velenoso l’ex dg di Atac . Quanto alle dimissioni, racconta a La Stampa di averle presentate con una lettera il 21 luglio scorso e che la sindaca grillina lo aveva invitato a riflette. «Ma non avevo le motivazioni per continuare, pagavo un prezzo personale troppo alto, avevo dei rischi anche personali. Sono incensurato, voglio restare tale… Avrei dovuto sentire attorno a me un clima di totale fiducia. E così non è stato. Solo con un intervento drastico si può affrontare la gravissima situazione di tensione finanziaria della società».