Arbizzoni assessore a Monza. L’allarme antifascista: è un «neonazi»

A leggere l’ennesimo pezzo di Repubblica sull’allarme fascismo e nazismo in Italia, Andrea Arbizzoni è uno di quelli che con l’eventuale approvazione della Legge Fiano dovrebbe andare in galera per direttissima. Sarebbe, infatti, un «neonazi», come si legge nel titolo della mezza pagina che gli è dedicata, fatto e finito. Ma Arbizzoni, invece di ritrovarsi in qualche questura o in un qualche costituendo “ministero dell’Amore” di Orwelliana memoria, si ritrova al governo di Monza, come assessore comunale allo Sport.

A Monza l’ennesimo allarme antifascista di Repubblica

Proprio l’incarico istituzionale allarma il quotidiano e la sua firma di punta per quanto riguarda la presunta emergenza nazifascista che investe il nostro Paese, quel Paolo Berizzi che, tanto per citare solo due delle sue poderose inchieste, ha offerto la sponda per trasformare il folklore della spiaggia fascista di Chioggia in un caso di sicurezza nazionale e che, tempo fa, mise in guardia sul fatto che i saluti romani erano arrivati anche all’asilo, salvo poi finire sanzionato dall’Ordine dei giornalisti perché la notizia risultò essere falsa. Arbizzoni, spiega Berizzi, «è il primo assessore in Italia che appartiene a una “comunità umana e politica” di ispirazione neonazista: Lealtà Azione». Più di metà articolo è dedicato a descrivere le “nefandezze” del movimento, tra le quali la «solidarietà agli “italiani poveri”», in un crescendo che termina con una domanda che, si presume, dovrebbe suscitare la più profonda preoccupazione: «Quale debito politico dovrà pagate ai camerati e agli ultrà che lo hanno votato?». 

Arbizzoni fra i consiglieri più votati

«Sarà la storia a giudicarlo!», verrebbe da rispondere per restare in linea con il tono dell’articolo, se non fosse che Arbizzoni è stato già ampiamente giudicato dai suoi concittadini: con 455 voti, come capolista di Fratelli d’Italia, il neo assessore è risultato il secondo più votato consigliere del centrodestra e il quarto più votato di tutto il consiglio. Insomma, la sua nomina in giunta non sembra proprio essere il frutto di un piano losco di ambienti eversivi e violenti (come spesso si lascia intendere quando si parla di «camerati neonazi» e «ultrà»), ma la logica conseguenza di un consenso diffuso e – con buona pace di Repubblica – assolutamente democratico.

L’assessore difeso anche dal collega del Pd

Ma se non bastasse l’evidenza dei fatti, a zittire Repubblica arriva anche l’intervento di un consigliere comunale di Monza. E non di uno che ha interesse politico a difendere Arbizzoni. «Da avversario politico, posso dire che il neo assessore Arbizzoni ha certamente legami con la destra sociale e sicuramente si definisce un uomo di destra, appartenente a movimenti come Lealtà Azione», ha scritto su Facebook il consigliere comunale del Pd Marco Lamperti, aggiungendo che «detto questo non è un nazista e – anzi – ha un profondo senso della democrazia». «Purtroppo – è stato il commento di Lamperti – a volte i giornali pompano notizie inesistenti».