Anche dopo la bocciatura della Ue, Renzi continua a fare lo spavaldo: «Un film già visto»

Le radio se lo contendono, e così via etere deflagrano le propagandistiche dichiarazioni e le demagogiche insinuazioni di Matteo Renzi che, non pago dello scempio perpetrato a danno degli italiani sula risoluzioni migranti smascherata da Emma Bonino, con la scusa della promozione del suo libro – Avanti – continua a rifilare balle spaziali e minacciose proposte elettorali. Ma dopo la debacle del referendum non aveva annunciato di volersi ritirare a vita privata?

Renzi recidivo: sponsorizza ancora lo Ius soli

Altro che esilio sull’Aventino di Rignano sull’Arno, da qualche mese a questa parte l’ex premier auto-defenestratosi è ritornato in tutto il suo onnipresente splendore: e così, mentre dai microfoni9 di Radio Montecarlo ribadisce più trionfalistico e demagogico che mai di voler continuare a dire sì «alla legge sullo ius soli perché questi bambini sono compagni di classe dei miei figli, sono cresciuti qua», con buona pace degli italiani in erba e di tutti coloro che non vedono di buon occhio la possibilità di concedere un diritto di cittadinanza semplicemente in base al luogo di nascita, e con sommo gaudio degli almeno 9.761 minori stranieri non accompagnati sbarcati solo quest’anno sulle nostre coste (dati del Ministero dell’Interno ndr). 

Poi fa lo spavaldo: «Critiche della Ue? Un film già visto»

E non è ancora tutto: invece di tirare dritto e lasciar cadere un pietoso velo su quelli che sono gli accordi pregressi siglati con Bruxelles all’epoca del suo premierato e dello scellerato patto sui migranti, sul gelo che lo investe in prima persona da Bruxelles, Renzi sul deficit non recede, anzi, insiste coi ricatti e con le minacce di mancati versamenti e sul braccio di ferro con la Ue in merito all’attenuazione dei vincoli di bilancio, ospite di Radio Kiss Kiss insiste: «Le Critiche? Un film già visto: tre anni fa, quando abbiamo fatto la battaglia per la flessibilità, in Europa all’inizio ci dicevano “non esiste”. E invece nel giro dei sei mesi, combattendo una battaglia durissima, la flessibilità ce la siamo presa: 20 miliardi». Così, continuando a ribadire «se l’Europa non vuole, noi lo facciamo lo stesso», preme sull’acceleratore insistendo sul fatto che la Ue nella parte della «guardiana cattiva» viene vissuta con insofferenza dagli stessi europei: un tasto facile da spingere per azionare la leva della demagogia spicciola e di facile acchito.

Una partita che per ora stiamo solo perdendo…

Poi, non contento di pavoneggiarsi sul tira e molla fiscale con la Ue di cui si ascrive diritti di prelazione e fantomatici successi, sull’aver ottenuto una maggiore flessibilità sui conti, senza ricordare, però, a prezzo di cos’altro, aggiunge: «È stato un successo politico. La proposta di tornare a Maastricht chiunque governerà sarà ripresa perché é talmente forte e articolata che segnerà il dibattito e la partita la vinceremo». Sarà: per ora, però, deficit o non deficit, stiamo solo pagando: e che prezzo!