Amnesty accusa Erdogan: altri arresti ingiustificati e indiscriminati

“Con questo passo crudele e retrogrado, la Turchia ha rimarcato la sua crescente reputazione di indiscriminato carceriere di attivisti della società civile e di estraneo allo stato di diritto”. Lo afferma John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa, in relazione alle notizie secondo cui le autorità turche hanno emanato ordinanze di custodia cautelare contro quattro difensori dei diritti umani già rilasciati su cauzione il 18 luglio. Una dei quattro, Nalan Erkem dell’Assemblea dei cittadini è stata arrestata nella sua casa a Istanbul venerdì 21 luglio. Una seconda, Ilknur Ustun della Coalizione delle donne, è stata arrestata oggi nella sua casa ad Ankara. Le altre due persone colpite dal provvedimento sono Seyhmus Ozbekli (Iniziativa diritti) e Nejat Tastan (Associazione osservatorio sull’uguaglianza dei diritti). “Prima di tutto queste quattro persone non avrebbero mai dovuto essere arrestate. Avendo già sopportato dodici giorni dietro le sbarre, sono costrette a rivivere ancora una volta questo calvario. Invece di chiudere le indagini senza fondamento, le autorità turche hanno elevato a nuove vette la loro assurdità”, ha aggiunto John Dalhuisen. In carcere vi sono già Idil Eser, direttrice Amnesty International in Turchia, Gunal Kursun dell’Associazione Agenda per i diritti umani, Ozlem Dalkiran dell’Assemblea dei cittadini, Veli Acu dell’Associazione Agenda per i diritti umani, Ali Gharavi, consulente in strategie informatiche, e Peter Steudtner, formatore su non violenza e benessere delle persone. Senza darsene per inteso, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan critica invece Israele per quello che considera “uso eccessivo della forza” all’indomani degli scontri nel mezzo delle contestazioni per l’installazione dei metal detector sulla Spianata delle Moschee. “Condanno l’insistenza di Israele sulla sua posizione nonostante tutti gli avvertimenti – afferma Erdogan in una dichiarazione diffusa dalla presidenza turca – e l’uso eccessivo della forza da parte delle forze israeliane contro i nostri fratelli riuniti per la preghiera del venerdì”.