Afghanistan, i nostri Alpini insegnano primo soccorso alla polizia di Herat

Si è concluso dopo circa 10 giorni di attività teoriche e pratiche il corso di primo soccorso dedicato alle agenti della Polizia Penitenziaria di Herat, che può contare adesso su 20 poliziotte abilitate alle procedure di primo soccorso con la possibilità di utilizzare in caso di emergenza i defibrillatori. Il corso, riferisce una nota dello Stato maggiore della Difesa, tenutosi a Camp Arena, base italiana sede del Train Advise Assist Command West (Taac-W) attualmente su base Brigata alpina Taurinense, è stato sviluppato nell’ambito del programma formativo condotto dai Carabinieri dal Police Advising Team (Pat) e dal personale medico e paramedico di Esercito e Aeronautica Militare dell’ospedale da campo della base italiana (Role 2). Il programma comprendeva nozioni teoriche sui principi di base dell’anatomia umana nonché tecniche e procedure pratiche di intervento in caso di grave pericolo di vita, gravi attacchi cardiaco-respiratori e connesso uso del defibrillatore (Bls-D). L’obiettivo del corso, fortemente richiesto dalla direttrice, era abilitare un primo gruppo di agenti che possano fare in futuro da istruttrici alle colleghe dell’Istituto penitenziario. Il colonnello Pazmhan, una delle prime donne a essere diventata ufficiale di polizia in Afghanistan, ha ringraziato i militari italiani per la continua vicinanza e solidarietà nei confronti delle donne afgane testimoniati anche dai numerosi progetti realizzati negli anni nel penitenziario femminile di Herat. Ulteriori obiettivi sono: formare nuovi istruttori (”train the trainers”) e addestrare ”specialisti” in materia di intelligence, di contrasto agli ordigni improvvisati, di impiego di mortai ed artiglierie, di controllo dello spazio aereo ed altro ancora, attraverso corsi mirati, seminari e simposi. Ma la guerra in Afghanistan continua a mietere vittime tra i civili. Un nuovo rapporto della Missione delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) parla di oltre 1.662 morti e 3.581 feriti da inizio anno al 30 giugno, un dato che segna un aumento del 2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e un drammatico aumento di donne e bambini tra le vittime.