Accuse sulla polizia tedesca: chi manipolò il dossier sul terrorista Amri?

La polizia tedesca ha manipolato il dossier su Anis Amri, il giovane terrorista tunisino responsabile dell’attacco al mercatino di Natale del 19 dicembre scorso, costato la vita a 12 persone, tra cui una giovane italiana. Lo ha detto il procuratore speciale Bruno Jost, incaricato nei mesi scorsi di indagare su possibili errori commessi dalla polizia in relazione alle attività criminali di Amri, che nei mesi precedenti all’attacco aveva ricevuto un ordine di espulsione dalla Germania. Il tunisino era sotto sorveglianza con il sospetto di essere un estremista islamico, ma le autorità tedesche non avevano prove sufficienti per arrestarlo per terrorismo. Un file a suo nome è stato creato il 17 gennaio scorso, dunque un mese dopo l’attacco, ma, secondo il procuratore, sarebbe stato retrodatato al primo novembre, citando solo piccoli reati legati alla droga. Jost ha tuttavia tenuto a precisare che, nonostante questo, “non è giustificata una generalizzata e indifferenziata condanna della polizia”. Si è appreso poi che Anis Amri agì da solo lo scorso 19 dicembre, ma ricevette istruzioni da terroristi dell’Isis che operano all’estero. Lo ha detto il procuratore federale tedesco Thomas Beck, riferendo davanti ad una commissione parlamentare e rivelando che il tunisino – ucciso il 23 dicembre scorso a Sesto San Giovanni dalla polizia italiana – aveva previsto di morire durante l’attacco e aveva lasciato il portafoglio ed il cellulare all’interno del camion in un gesto di rivendicazione dell’attacco.