La Corte Ue inguaia l’Italia: “Migranti devono restare nel Paese dove sono arrivati”

«Dai “cari amici” della Ue arriva l’ennesima mazzata all’Italia con la pronuncia della Corte Europea di Giustizia per cui la domanda di asilo dell’immigrato va esaminata nel Paese di primo arrivo, ovvero l’Italia per gli oltre 600mila immigrati arrivati dal 2014 ad oggi». La sintesi è del vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, dopo la sentenza choc della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La Corte Ue ha infatti stabilito che «anche in una crisi migratoria, per l’esame delle richieste di asilo è competente lo Stato d’ingresso e non quello in cui la richiesta è presentata».

La sentenza arrivata dopo il ricorso di alcuni migranti siriani e afghani 

La decisione riguarda il ricorso di un cittadino siriano e dei membri di due famiglie afghane arrivati nel 2016 in Croazia, ma intenzionati a chiedere asilo in Austria e in Slovenia. La Corte ha stabilito che dovrà essere invece il paese balcanico a esaminare le domande di protezione internazionale. L’eccezionale ondata migratoria non è un motivo sufficiente per derogare alle norme in vigore. Gli stati Ue devono attenersi a quanto previsto dal regolamento di Dublino: le richieste d’asilo restano di competenza dello stato di ingresso nell’Unione, anche se i migranti hanno intenzione di stabilirsi in un altro Paese.

Il ministro Alfano può alzare la voce con la Ue?

Il ministro Alfano può alzare la voce con la Ue?

 

“Sui migranti il ministro Alfano non è in grado di alzare la voce con la Ue” 

 

Le conseguenze per l’Italia? Devastanti, come sintetizza Calderoli. «Anche se gli immigrati dovessero superare le frontiere di Ventimiglia o del Brennero, la Francia e l’Austria possono legalmente rimandarceli indietro, perché è qui in Italia che le loro domande vanno esaminate. E ovviamente poi – sottolinea – toccherebbe all’Italia espellerli una volta verificato che sono irregolari, cosa che ci guardiamo bene dal fare. Pertanto la Ue ci ribadisce che gli immigrati devono stare solo in Italia». «Peccato non avere un vero ministro degli Esteri che possa andare a Bruxelles e alzare la voce, peccato non avere un vero premier che possa protestare con gli altri Stati Ue, peccato non avere un governo autorevole in quanto scelto dai cittadini e sostenuto da una vera maggioranza». Ecco perché l’unica soluzione è sempre quella di respingere i barconi e rimandarli indietro nei porti libici, in modo da non farli più partire.