20 anni dopo, Hong Kong ancora in piazza contro la Cina: “Londra ci aiuti”

Migliaia di persone hanno partecipato all’annuale marcia per la democrazia a Hong Kong, poco dopo la fine della controversa visita del presidente cinese Xi Jinping nel ventesimo anniversario del passaggio dell’ex colonia britannica sotto la sovranità della Cina. “Il governo cinese non sta soltanto umiliando la gente di Hong Kong, ma anche il governo britannico”, ha detto intanto uno dei leader della protesta al Guardian. Secondo gli organizzatori, sono 60mila le persone scese oggi in strada per ricordare che l’accordo fra Londra e Pechino, sulla base del principio “un Paese due sistemi”, garantisce una serie di libertà e diritti civili sconosciuti sulla terra ferma cinese. Seppur importante, la partecipazione è stata inferiore al passato. Stanchezza, disillusione – dopo che nel 2014 decine di migliaia di persone hanno manifestato per mesi in favore della democrazia durante la protesta degli ombrelli – potrebbero aver tenuti molti a casa. Questa mattina una ventina di attivista della Lega socialdemocratica e di Demosisto, fra cui il leader studentesco Joshua Wong, avevano tentato di manifestare vicino al centro congressi dove era atteso Xi ma sono stati brevemente fermati dalla polizia. In visita a Hong Kong per la prima volta da quando è diventato presidente nel 2013, Xi ha avvertito che non verrà tollerata nessuna minaccia alla stabilità della Cina. “Tentativi di qualsiasi genere di mettere in discussione la sovranità e la sicurezza della Cina, di sfidare il potere del governo centrale o di usare Hong Kong per attuare attività di infiltrazione o sabotaggio contro la Cina continentale oltrepassano una linea rossa e sono considerati assolutamente inammissibili”, ha dichiarato Xi, presenziando all’insediamento della nuova primo ministro del governo di Hong Kong, Carrie Lam. Hong Kong “ha bisogno di rafforzare l’istruzione e aumentare la conoscenza dell’opinione pubblica della storia e della cultura della Cina”, ha aggiunto Xi, precisando che la politica di “un Paese, due sistemi” è stata “promossa in primo luogo e soprattutto per realizzare a mantenere l’unità della nazione”. Lam, che è gradita a Pechino, sale al governo mentre cresce la pressione cinese su Hong Kong, con la possibilità che venga riproposta la controversa legge sulla Sicurezza nazionale, che punisce il tradimento, la sedizione e la sovversione contro il governo centrale di Pechino. La legge era stata accantonata nel 2003, dopo che 500mila persone erano scese in piazza per contrastarla.