“Vasco, regala un applauso al nostro Emanuele”. L’appello della sorella

Aveva già comprato i biglietti. Non voleva certo mancare all’appuntamento il 1 luglio col suo cantautore preferito, Vasco Rossi. Emanuele Morganti non poteva immaginare che un branco di farabutti lo avrebbe pestato a morte dopo una serata passata con la fidanzata. Invece se ne è volato via all’improvviso, senza un perché. E negli striscioni che lo ricordano, nei video montati dagli amici, nei messaggi lasciati su Fb in sua memoria risuonano sempre le strofe della canzone di Vasco, Gli Angeli. “Quando ormai si vola, non si può cadere più”. 

Sul suo assassinio è caduto l’oblio – tre in carcere, e ancora nessuna notizia su movente e arma usata per “finire” il povero ragazzo. Un destino comune a molte altre vittime innocenti e poi dimenticate. Ma nel caso di Emanuele è diverso: ci sono bene tre gruppi attivi su Fb per ricordarne la memoria e chiedere giustizia. Gruppi che hanno sostenuto la petizione su change.org firmata da 7500 persone (finora) allo scopo di ribadire che i carnefici devono subìre pene esemplari.

Una petizione cara soprattutto alla mamma di Emanuele, che nel dolore in cui è immersa ritiene di poter fare del caso del suo figlio ucciso un esempio per salvare altri ragazzi dalla violenza bruta.

Ora, una parola di Vasco Rossi dal palco di Modena Park potrebbe cambiare molte cose: infrangere un silenzio opprimente sul caso di Alatri, o anche solo regalare una piccola consolazione agli amici e alla sorella Melissa, che si recheranno al concerto per fare in modo che Emanuele sia comunque presente. Basterebbe un semplice “ciao”, ha scritto Melissa allo staff della rockstar, per regalare ad Emanuele l’applauso che merita. Certo, lei sa che non è facile ma “vi prego, non archiviate questa mail…attendo fiduciosa una risposta…ma almeno ci ho provato.”