Trump sotto assedio: ora non gli perdonano neppure si essere un ricco uomo d’affari

Donald Trump sempre più nel mirino: la fronda interna contro il presidente degli Stati Uniti stringe sempre più la sua morsa introno al collo dell’inquilino della Casa Bianca, attiva da sempre, e intensificatasi dall’annuncio della sua discesa in campo. E non risparmia mezzi propagandistici ed energie strategiche: così, dopo l’attacco trasversale dei liberal di Hollywood, che hanno sparato flebili bordate contro Trump in nome di un logoro e stantio politically correct di clintoniana memoria, è toccato poi ala magistratura, pronta a a dichiarare guerra al presidente a suon di decreti e divieti intestati alle norme dell’immigrazione e la sicurezza americane. Quindi è stata la volta dell’intelligence, del’FbI, del Russiagate, un complotto ancora ferocemente in corso. E adesso, ciliegina sulla torta, l’attacco sferrato sulle entrate del tycoon in prestito alla politica. E come sempre in tutti i casi citati, l’assedio mediatico – specie di New York Times e Washington Post – e della Rete schierata rigorosamente “contro”, infierisce con il colpo di grazia scandalistico. 

Donald Trump sotto assedio

E allora, ecco l’ultimo presunto “scoop”: dal gennaio del 2016 all’aprile scorso, periodo che comprende dunque anche i primi tre mesi alla Casa Bianca, Donald Trump ha incassato 529 milioni di dollari. È quanto emerge – e finito all’indice di polemisti e nemici politici – da un documento di 98 pagine diffuso dall’Ufficio etico federale americano, che elenca in dettaglio redditi ed entrate del presidente degli Stati Uniti, chiarendo meglio i contorni del suo vasto impero finanziario. Dal documento, firmato dallo stesso Trump tre giorni fa, emerge che, nei 15 mesi considerati, solo dalle attività dei suoi golf club ha incassato 288 milioni di dollari, mentre il resort di Mar-a-Lago, la “Casa Bianca della Florida”, dove ha ospitato molti leader stranieri, tra cui il presidente cinese Xi Jinping, gli ha fruttato 37,2 milioni, 7,4 milioni in più rispetto a quanto dichiarato nel maggio del 2016.

Nel mirino i proventi delle sue attività

E ancora: poco meno di 20 milioni di dollari, per la precisione 19,7 milioni, sono le entrate provenienti dal suo hotel di lusso Washington, aperto nel settembre scorso, al centro di contestazioni per il possibile conflitto di interessi, con l’idea che alcuni governi stranieri possano preferire questo albergo in omaggio al presidente. Oltre sette milioni di dollari sono invece arrivati a Trump per i diritti d’autore, tra cui 1,5 milioni per il libro Great again: how to fix our troubled America, mentre 11 milioni li ha incassati con l’organizzazione di Miss Universo. Un’invidia sociale ed economica da sublimare con ghiotti attachi mirati: la setssa che all’epoca del suo primo governo colpì Silvio Berlusconi, all’indice per le sue ricchezze. E allora? Da quando essere un ricco imprenditore con il talento per gli affari è diventato una colpa? Forse da quando non sono più Bill Clinton e Barak Obama gli inquilini della Casa Bianca…