Terrorismo: “Brazil”, il film del 1985 che previde la società distopica d’oggi

Chi si ricorda Brazil, il film di Terry Gilliam del 1985, in cui si raccontava di una società nella quale nessuno vorrebbe mai vivere? L’eccentrico regista americano ambientò il suo film, a metà tra la fantascienza e il grottesco-noir, in una distopica società futuribile in cui gli attentati terroristi erano talmente all’ordine del giorno che la gente non ci faceva quasi più caso, e dove i camerieri dei locali mettevano delle semplici paratìe di separazione tra i clienti e il luogo dell’esplosione. Ma quelli descritti da Gilliam erano terroristi che odiavano non i loro simili, come gli islamici di oggi, ma il sistema, il regime, che era una gigantesca burocrazia, cieca e opprimente. Una società meschina in cui le feroci forze dell’ordine uccidono o nel migliore dei casi arrestano chiunque osi pensare con la propria testa. E qui si vede chiaramente il riferimento al futuro, cioè al nostro oggi: chiunque non si adegua ai mantra del pensiero unico imposto, viene selvaggiamente etichettato come antisociale, nemico dell’umanità, indegno di vivere nel consesso civile. Tanto per fare un esempio, chi chiede di riflettere sui parametri del famoso accordo sul clima, rifiutando i dati omogenei propalati dal pensiero unico, viene ferocemente attaccato dalla stampa e dai media asserviti all’establishment di chi comanda e di chi tiene i cordoni della borsa. O chi tenta di opporsi a un altro mantra radicato, quella della cosiddetta accoglienza, la carità pelosa che fa fare affari d’oro a chi la gestisce, alla faccia dei fessi buonisti, in buona o cattiva fede, che avallano l’invasione della loro patria. Ecco, chi si oppone a tutto questo viene definito indegno e a lui è anche proibito, spesso con la violenza di ersprimere le sue idee, se contrarie alla dittatura del politically correct. E allora, se abbiamo tempo, andiamocelo a rivedere Brazil, che è stato anche inserito nella classifica dei miglori film di tutti i tempi.