Terrorismo, aumentano gli attacchi con coltelli: dietro c’è una strategia

Da Milano, dove lo scorso mese due militari e un agente di polizia sono stati aggrediti all’interno della stazione Centrale, fino a Londra, teatro dell’ultimo episodio, è in crescita l’uso delle “armi bianche”, vale a dire di coltelli e altre armi da taglio, da parte del terrorismo. Un fenomeno analizzato da Analisidifesa, il portale specializzato in temi della sicurezza e della geopolitica. 

Una precisa tattica terroristica

«Per tutta una serie di vantaggi tattici e propagandistici, sia Hamas che al-Qaeda e Isis hanno ripetutamente invitato i “lupi solitari” a ricorrere a questa tipologia di attacchi», si legge sul portale, dove viene ricordato che l’utilizzo delle armi bianche «è vecchio quanto il mondo, tuttavia è solo in questa decade che si è trasformato in una precisa tattica terroristica: il knife/stabbing attack o accoltellamento». Una tattica in cui, oltre all’utilizzo dei coltelli, si registra anche «un ampio impiego anche di asce e machete».

Dal 2014 sempre più attacchi con i coltelli

Il primo attacco terroristico all’arma bianca «sarebbe rappresentato dall’assassinio di un imam da parte del Gia (Gruppo Islamico Armato) in Francia nel 1995, seguito poi dall’uccisione del regista olandese Theo Van Gogh nel 2004: otto colpi di pistola e il colpo di grazia inferto con un coltello». «Da allora – riferisce Analisidifesa – nessun attacco del genere fino al 2010, quando un somalo-danese ha cercato di uccidere il vignettista Kurt Westergaard con un’ascia». Ed è stato proprio dal 2014 in poi che questo tipo di attacchi ha visto una impennata: erano stati meno di dieci tra il 2001 e il 2010, sono diventati 4 nel 2014 (oltre ai 6 con armi da fuoco, 3 veicolari e 1 con esplosivo), 9 nel 2015 (oltre ai 12 con armi da fuoco, 4 con altri sistemi, 2 con esplosivo e 2 veicolari) e 17 nel 2016 (oltre ai 10 con esplosivo, 7 con armi da fuoco, 4 veicolari e 4 con altro). 

Articoli e video tutorial su come e chi colpire

L’argomento degli attacchi con armi bianche è stato anche oggetto di diversi focus da parte delle riviste dell’integralismo islamico, da Inspire, di al-Qaeda, a Rumiyah (Roma), che ha integrato il testo con un tutorial video in lingua francese, che spiegava come e chi colpire. Le indicazioni degli jihadisti andavano e vanno da «colpire ragazzini che praticano sport dopo la scuola o venditori ambulanti» a prendersela con «ubriachi che tornano da una serata in luoghi di ”perdizione” come locali notturni, discoteche ecc», il tutto cercando di ottenere un «ragionevole numero di vittime: non è infatti consigliabile – per i terroristi – attaccare concentrazioni di gente o aree troppo affollate perché aumentano le probabilità di essere fermati».

Il valore simbolico dello sgozzamento

Nei focus venivano date anche indicazioni su quali tipi di colteli usare e rassicurazioni sul fatto che chiunque, pur senza un addestramento specifico, possa usarne uno risultando letale. Inoltre, questione non secondaria, tutti possono procurarsene uno, senza dare nell’occhio quando lo acquistano. Agli occhi di un integralista, poi, «i coltelli assumono anche un simbolismo mistico fino a tramutarsi nella vera e propria ”spada di Allah”». «Il coltello era un’arma che i Sahabah (Compagni del Profeta) utilizzavano frequentemente», spiega Analisidifesa, aggiungendo che «lo sgozzamento appare anche in numerose altre occasioni come castigo per gli infedeli. Pertanto, nell’indottrinamento radicale, l’idea di utilizzare questo tipo di armi nella jihad penetra profondamente nell’inconscio».