Tagliò l’orecchio al piccolo Farouk e fuggì dall’Asinara: Matteo Boe è libero

Le sue imprese sono passate alla storia del crimine, ma c’è poco da mitizzare un criminale che ebbe il coraggio di tagliare un pezzo di orecchio a un bambino per costringere la famiglia a pagare il riscatto. E’ uscito dal carcere di Opera in provincia di Milano Matteo Boe, il bandito noto per il rapimento del piccolo Farouk Kassam, al quale tagliò il lobo dell’orecchio. Lo riporta la Nuova Sardegna. L’uomo torna libero dopo 25 anni di detenzione.

L’ex bandito sardo Matteo Nicolò Luca Boe, 60 anni di Lula (Nu) ha saldato il suo conto con la giustizia e da oggi è un uomo libero. Riconosciuto da tutti come un uomo dall’intelligenza brillante, Matteo Boe si trasferì a Bologna per studiare Agraria, ma fu distratto dagli studi universitari dalle simpatie per gli ambienti di estrema sinistra, dove conobbe la compagna della sua vita, Laura Manfredi, che gli ha dato tre figli.  Boe è stato accusato e riconosciuto colpevole di numerosi delitti, tra i quali i rapimenti di Sara Niccoli (1983), dell’imprenditore romano  Giulio De Angelis (1988) e del piccolo Farouk Kassam (1992). Arrestato e condannato a 16 anni di carcere per il sequestro di Sara Niccoli, il 1 settembre del 1986 Matteo Boe riuscì ad evadere dal supercarcere  dell’Asinara, insieme al complice Salvatore Duras, utilizzando un gommone e con la complicità di alcune persone mai scoperte.  Ed è durante la latitanza che il 15 gennaio 1992 a Porto Cervo rapisce con la sua banda il piccolo Farouk Kassam, 7 anni, che fu rilasciato il 10 luglio dopo 177 giorni di prigionia nei quali i banditi gli mozzarono un orecchio per convincere la famiglia a pagare il riscatto.

Boe, storie di crimini, tragedie e grandi amori

Il 13 ottobre del 1992, finì la sua latitanza da primula rossa. I poliziotti delle questure di Sassari e Nuoro diedero indicazioni alla Gendarmerie francese che Boe aveva trovato rifugio a Porto Vecchio, nella vicina Corsica, dove fu trovato insieme a Laura Manfredi. Fu portato a Marsiglia e successivamente estradato proprio per il
sequestro di Farouk e iniziò quindi a pagare il suo debito con la giustizia italiana.  
Nel corso della sua detenzione nelle carceri di massima sicurezza della penisola si dedicò alle sue passioni, la lettura, la filosofia e l’arte. Ma il 25 novembre del 2003 fu straziato dalla notizia dell’uccisione della primogenita, Luisa, di appena 14 anni, colpita alla tempia da un pallettone sparato da un killer mentre stendeva i panni sul balcone di casa, a Lula. L’obiettivo dei killer era probabilmente Laura Manfredi, madre della piccola e compagna di Boe. Quel delitto è ancora impunito. Oggi, a distanza di 25 anni da quel 13 ottobre 1992, Boe ritorna libero. Si dice che andrà a vivere a Lula, il suo paese natale, ma la sua compagna Laura Manfredi si è trasferita coni due figli Luca e Andrea  a Castelvetro di Modena, sua città natale, in Emilia Romagna, dove ha trasferito anche la salma della figlia Luisa.