Svezia, allerta degli 007: gli estremisti nel Paese sono oramai migliaia

E’ considerato uno dei migliori modelli di integrazione al mondo. Ed è proprio per questo che l’allarme che arriva dalla Svezia è particolarmente angosciante. Il Sapo, acronimo di Sakerhetspolisen, cioè l’agenzia governativa svedese diretta dal ministero della Giustizia di Stoccolma e che gestisce l’intelligence del Paese, ha avvertito, infatti, che il numero degli estremisti violenti, in particolare estremisti, che vivono in Svezia è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni. E sono passati da alcune centinaia a qualche migliaio in poco tempo.
Una crescita verticale che, secondo il Servizio intelligence di Stoccolma addetta a tenere sotto stretto controllo questi estremisti, ha motivi precisi. La causa è, essenzialmente, la propaganda attiva che viene fatta online.
Gli estremisti sotto controllo nel Paese nordico «sono passati da centinaia a migliaia» ha ammesso il capo dell’intelligence, Anders Thornberg, citato dall’agenzia di stampa TT.
Nel 2010, infatti, in Svezia non si contavano più di 200 estremisti. In sette anni si sono, invece, moltiplicati. L’aumento è attribuito, in particolare, alla propaganda online e non solo di gruppi estremisti come lo Stato islamico.

Nella cifra diffusa oggi, il Sapo include anche simpatizzanti di ideologie estremiste e individui coinvolti nel reclutamento o nella raccolta fondi. Thornberg ha comunque sottolineato che solo pochi degli individui monitorati avrebbero l’intenzione o la capacità di condurre attacchi terroristici.
Ad aprile, cinque persone erano rimaste uccise a Stoccolma quando un camion per trasportare birra Spendrups e di cui si era impossessato un terrorista aveva travolto i pedoni nel cuore della capitale svedese, all’incrocio con la Drottninggatan, la via pedonale più frequentata.
E proprio in quell’occasione Magnus Ranstorp, responsabile della lotta al terrorismo islamista per la Sapo aveva spiegato, in un’intervista a Repubblica, che «solo nella Capitale sono ricercati tremila da espellere, ma non li troviamo».
«Nella sola Stoccolma vivono alla macchia almeno tremila esuli non riconosciuti colpiti da provvedimenti d’espulsione – ammetteva Ranstorp – In tutto il Paese sono tra 50 e 60 mila. Se anche li acciuffassimo, non avremmo spazio per una loro detenzione pre-espulsione. Chi non è riconosciuto come esule e vive alla macchia è più sensibile alla seduzione dell’Isis. Noi a livello nazionale ed europeo non sappiamo coordinarci abbastanza, l’Isis invece li contatta online».