Statali, c’è l’intesa sugli 85 euro ma per ora ne arrivano solo 35: mancano i soldi

Sull’aumento degli 85 euro medi lordi previsti nel rinnovo dei contratti del pubblico impiego l’intesa tra governo e sindacati c’è, ma con un piccolo particolare: mancano le risorse per gli aumenti, al punto che già si parla di un sostanzioso taglio dei “ritocchi”. Lo sblocco dei contratti, fermi da 7 anni, è una partita che in termini di cifre si gioca sull’aumento degli 85 euro, come stabilito dall’accordo firmato tra la ministra della Funzione pubblica Marianna Madia e Cgil Cisl e Uil ma il confronto rischia di diventare complesso, perché le risorse scarseggiano. Finora, al rinnovo del contratto degli statali è stata destinata una cifra, che ad oggi non permette di raggiungere gli 85 euro. Per giungere a tale importo è necessario un ulteriore intervento nella prossima legge di bilancio. Risorse, spiegano i sindacati, che sono stimate attorno ai due miliardi di euro, oltre quelle già allocate. A marzo il Dpcm ha stanziato risorse per 3 anni, ripartite tra il 2016 e il 2018, e che permettono di raggiungere un aumento medio di circa 35 euro. La parte mancante per arrivare a quota 85 euro dovrebbe trovarsi nella prossima legge di bilancio. La partita, da questo punto di vista, è quindi rimandata a ottobre ed è tutta un’incognita da verificare.

Sembra essersi risolta, invece, la questione legata al salario accessorio e ai trattamenti correlati alla performance. La norma sul salario accessorio prevedeva infatti che tutti i trattamenti accessori fossero legati alla performance. Su questo aspetto i sindacati hanno ribadito che non tutta la quota può essere destinata alla performance, ma solo quella variabile. Le cosiddette ‘parti fisse e ricorrenti’, invece, sono quindi escluse. In parole povere, non tutto il salario accessorio va destinato alla performance ma solo la parte variabile.