Siria, l’Isis sconfitto e disperato utilizza i civili come scudi umani

L’organizzazione dello Stato islamico (Isis) nella provincia di Deir Ezzor, nel nordest della Siria, usa i civili come scudi umani. È la denuncia dell’attivista locale Abu Firas, il quale ha riferito al sito di notizie vicino all’opposizione All 4 Syria che i miliziani dell’Isis “parcheggiano le loro vetture nei mercati o vicino alle case dei civili” allo scopo di “disorientare i caccia della Coalizione internazionale” a guida Usa. L’attivista ha spiegato che “la maggior parte dei miliziani dell’Isis si sposta in città con le motociclette, anziché con grandi mezzi, per far credere agli aerei della Coalizione di essere civili in movimento”. Per evitare poi di essere colpiti nelle loro abitazioni “parcheggiano le loro vetture vicino alle case dei civili”, che “sottopongono a rischi enormi stabilendo le loro basi nei quartieri abitativi e nei pressi dei mercati”.

Putin: maggior coordinamento dei Paesi di Astana

Sono sempre più frequenti le denunce di stragi contro i civili perpetrate dagli aerei della Coalizione anti-Isis a guida Usa, ultima  delle quali è arrivata stamani dal discusso Osservatorio siriani per i diritti umani, gruppo vicino all’opposizione armata siriana con sede nel Regno Unito, che ha riferito di raid sferrati ieri sera contro un ospedale da campo e una moschea in un villaggio nel Rif di Deir Ezzor e che ha causato otto vittime. Il presidente russo Vladimir Putin intanto denuncia l’esistenza di “nuovi piani dell’Isis per destabilizzare il sud del Paese e l’Asia centrale”. Nel suo intervento al vertice di Astana dei Paesi dell’Organizzazione per la sicurezza di Shangai che Mosca si propone di rafforzare – con un suo maggior impegno nella soluzione delle crisi, dall’Afghanistan alla Siria – il presidente russo ha citato “informazioni” alla base del suo allarme raccolte dalla Russia. E quindi la “necessità di rafforzare il coordinamento fra i servizi dei Paesi membri (Kazakhstan, Uzbekistan, Cina, Kirghizistan, Russia, Tagikistan, e da oggi anche India e Pakistan, ndr)”, una richiesta che aveva già fatto dopo l’attentato della metropolitana di San Pietroburgo dello scorso tre aprile. “I terroristi basati in Afghanistan oltre tutto cercano di entrare nei nostri Paesi, e questo è causa di grande preoccupazione”, ha aggiunto.