Sfida all’ultimo pelo: da Castro a Gomorra, ora avanzano i barbuti anti-Erdogan

Le barbe del Che Guevara e di Castro, ai tempi della rivoluzione di Cuba, con quelle icone pelose destinate restare nell’immaginario collettivo per decenni, ancora oggi rappresentano qualcosa, uno strumento di lotta, a volte, di tirannia, in altre, di protesta, in altre ancora. Se i “barbudos”cubani avevano un alone di romanticismo a circondarle, nonostante i lutti e le sofferenze imposte al proprio popolo, in Italia quei volti pelosi oggi vengono considerati dai clan della camorra dei segnali di riconoscimento reciproco tra i clan in guerra, fino a diventare trasposizione cinematografica nella fiction di Roberto Saviano, “Gomorra”, che nella prossima serie vedrà l’ingresso in scena proprio di questi violenti personaggi dal volto semioccultato da folte pelurie. In Turchia, invece, la barba lunga  da qualche giorno testimonia la rivolta contro il tiranno Erdogan, contro i dieci mesi di stato d’emergenza in Turchia dichiarati dal presidente dopo il tentato golpe.

La protesta della barba in Turchia

Il protagonista della “protesta della barba” è un deputato del principale partito di opposizione, il Chp, Aytug Atici (nella foto al centro). «Ci sono connazionali che sostengono la mia protesta. Dicono che sembro Babbo Natale. Ma io non sono Babbo Natale», ha detto Atici che con un gioco di parole ha definito la sua barba lunga come lo stato d’emergenza. «E – ha assicurato il deputato citato dal giornale Hurriyet – non mi taglierò la barba fin quando resterà in vigore lo stato d’emergenza». La sua barba, che ha ormai raggiunto i 15 centimetri, nasconde il colletto della camicia e il nodo della cravatta. In Turchia lo stato d’emergenza è in vigore dal tentativo di colpo di stato del luglio 2016 e il Chp da mesi non risparmia critiche a Erdogan e al suo partito Akp per questa decisione. «Lo stato d’emergenza ha tagliato le vene alla democrazia», ha denunciato di recente il vicecapogruppo del partito, Ozgur Ozel. Dal tentativo di golpe in Turchia sono state arrestate o rimosse dagli incarichi migliaia di persone, dipendenti pubblici e militari accusati di legami con il movimento di Fetullah Gulen, ritenuto l’ispiratore del fallito colpo di stato. Chissà se il barbuto Che, dall’alto, condivide la sfida all’ultimo pelo…