Renzi ostenta sicurezza: «E chi ci logora a noi?». Ma il Pd è un campo minato

«E chi ci logora a noi?». Sfoggia sicurezza, Matteo Renzi,  rispondendo su Facebook a un militante che lo incoraggiava ad andare avanti nonostante le polemiche di questi giorni. In realtà, è un esorcismo, perché l’ex-premier “sente” più e meglio di ogni altro il tentativo – interno ed esterno al Pd – di fargli scorrere intorno al collo il nodo scorsoio di uno scontro a bassa intensità con cui sfibrarlo in vista delle prossime elezioni politiche. L’assemblea dei circoli del Pd, fissata per domani, è anche la vigilia dell’appuntamento di piazza convocato a Milano da Giuliano Pisapia, il volto cui s’affida un mondo vasto della sinistra per soffiare Renzi la candidatura alla premiership in vista delle elezioni politiche.

Anche Franceschini nella fronda contro Renzi

Ai soliti noti Bersani e D’Alema, si stanno aggiungendo nomi meno sospettabili di pregiudiziale livore nei confronti di Renzi. A cominciare da quello, pesantissimo, di Romano Prodi per finire a quello, altrettanto rilevante nella geografia delle correnti interne al Pd, di Dario Franceschini. Fino a ieri Franceschini deteneva la golden share della maggioranza renziana. Dopo le ultime primarie, il suo potere di condizionamento è diminuito e in Direzione nazionale il segretario può contare su 64 voti su 120. Proprio la Direzione è l’organo che per statuto interviene sulla compilazione delle liste. E poiché Renzi ha fatto capire che, alla fine, tranne qualche clausola di stile, la legge elettorale resterà così com’è, cioè con i capilista bloccati, per molti, a cominciare da Franceschini, è scattato l’allarme, della serie “e se ci fa fuori tutti?”. Da qui la pressante richiesta di verifiche interne, cui Renzi ha risposto ricordando le primarie vinte e il diritto statutario, acquisito nella qualità di leader del Pd, di correre alle elezione come candidato premier.

A rischio l’intesa con Gentiloni

Comunque sia, un dato appare certo: il Pd nono riesce a venir fuori dallo stato confusionale in cui è precipitato dopo il referendum perso il 4 dicembre scorso. Nè la scissione né le primarie né, ancora, la sonora sconfitta subita alle amministrative di domenica scorsa sono state in grado di riportare unità e compattezza. In questo scenario, persino chi scommette su una rottura a breve tra lo stesso Renzi e Gentiloni non fa la figura di un folle giocatore d’azzardo. «E chi ci logora a noi?», si chiede Renzi. Basta guardarsi intorno per capirlo.