Quel piccolo paese che è stato la “Waterloo” del peggior Pd d’Italia

 

Come si diceva prima delle elezioni, Manziana è un piccolo paese di appena settemila abitanti, ma probabilmente ha il record del peggior Partito Democratico di tutta Italia. E lo ha dimostrato con i fatti: giudicate voi. E poiché repetita iuvant, ricordiamo che qualche anno fa il Pd di Manziana lanciò le primarie per scegliere il candidato sindaco. Vinse un candidato, ma il Pd non candidò lui a sindaco, ma un’altra che non si era neanche presentata al confronto democratico con i cittadini. Poi ovviamente quell’amministrazione cadde prima del tempo grazie alla popolazione e perse le elezioni successive. Fin qui è storia. E vera. Ora veniamo alla cronaca. Alle ultime elezioni il Pd di Manziana, governato sempre dai soliti personaggi screditati, non è riuscito neanche a presentare una lista, e ha ripiegato su un’altra lista civica inserendovi quattro suoi esponenti. Esponenti di punta, direte voi, il fior fiore di quello che aveva. E no, perché non solo quella lista ha perso, ma neanche uno dei quattro candidati del Pd è entrato in minoranza. Quello che il capolista inavveduto aveva considerato nelle sue valutazioni errate, ossia che il Pd potesse dargli un valore aggiunto, si è rivelato invece un drammatico fardello, che gli ha fatto perdere le elezioni. Non rovinosamente, perché la battaglia c’è stata, ma guarda caso in opposizione sono entrati, oltre al candidato sindaco, due consiglieri, due ottime persone, che però non appartengono alla tradizione politica e culturale del Pd. Anzi. Noi speriamo sinceramente che ora all’interno del Pd di Manziana, che di guai ne ha fatti già abbastanza alla popolazione innanzitutto e poi all’immagine di quello che era un grande e serio partito, ci sia un autentico regolamento di conti, magari con l’intervento delle strutture provinciali e regionali del partito, cui invieremo questo articolo per opportuna conoscenza. I sepolcri imbiancati, i vecchi arnesi della politica politicante sovietica, i gruppi d’affari, se ne debbono andare, hanno fatto il loro tempo, se mai ne hanno avuto uno, è ora che lascino spazio ai giovani. Proprio come ha fatto la lista uscente, riconfermata, che ha inserito nelle sue file alcune forze fresche che le hanno assicurato la vittoria. Terza, a lunghissima distanza, è arrivata la compagine dei simpatizzanti grillini, che non hanno convinto il più che conservatore (non in senso dispregiativo, tutt’altro) e diffidente elettorato manzianese. Sconosciuti ai più, con un programma troppo complesso, chiusi nelle loro certezze, questi nuovi politici, un po’ Robespierre e un po’ Talebani, non hanno inciso sulla società manzianese, che ha preferito “l’usato sicuro” della lista uscente. Ora il loro candidato sindaco è in minoranza, vedremo che farà. Quarta e ultima, ma a soli 12 voti di distanza dai grillini, la lista dell’outsider ex assessore dell’amministrazione precedente, che non era accreditata che di pochi consensi e quasi sbeffeggiata, ma che invece di voti ne ha presi 350, a fronte di circa 3700 voti validi. In conclusione, una bella figura l’ha fatta la lista vincente, che si è riconfermata, una bella figura l’hanno fatta gli esordienti grillini, una bella figura l’ha fatta la lista arrivata quarta, fosse solo per il coraggio di sfidare i potenti, una bella figura l’ha fatta persino il candidato sfidante della lista appoggiata dal Pd, che ha lottato fino all’ultimo. Ma aveva un peso troppo gravoso da portare: il Pd, questo Pd, che i manzianesi non hanno più intenzione di tollerare, come hanno dimostrato liberamente e democraticamente nelle urne. Solo che per questi soggetti l’autocritica, istituto che fu del glorioso Pci, non scatta mai; e la prova è che adesso stanno dando la colpa della loro gravissima e umiliante sconfitta a chi non li ha votati, anziché a loro stessi. Gli unici che hanno fatto una pessima figura.