Pisa, il rapinatore ucciso dall’orefice era stato ricevuto da papa Francesco

Alle spalle un passato di furti, violenze e tentati omicidi, eppure era stato ricevuto da papa Francesco in Vaticano nel 2014. Simone Berardi, il bandito ucciso per legittima difesa dall’orefice di Pisa, ha avuto l’onore di ricevere la benedizione papale. L’uomo armato, che ha tentato di svaligiare la gioielleria alla periferia di Pisa, che fino allo scorso marzo era nel carcere pisano di Don Bosco, era considerato un bravo detenuto tanto da avere il privilegio di far parte della delegazione di carcerati che nella Pasqua del 2014 è stata ricevuta in Vaticano da papa Bergoglio.

Il ladro fu ricevuto da papa Francesco

«L’incontro, non programmato – scriveva all’epoca il Quotidiano.net – si è protratto per oltre tre quarti d’ora, nel corso dei quali il Papa ha salutato e benedetto uno a uno i detenuti. L’incontro, definito bellissimo e commuovente, avvenne intorno alle 9, quando il Papa informato della loro presenza decise di fermarsi e parlare con i carcerati prima di uscire per l’udienza generale in piazza San Pietro. «I 19 detenuti incontrati dal Papa – scriveva Avvenire –  partecipano a un percorso spirituale nell’ambito del quale i cappellani delle rispettive carceri li hanno accompagnati in pellegrinaggio a Roma».

Condannato per tentato omicidio

Tutt’altro che immacolato il “curriculum” del balordo che ha trovato la morte durante la tentata rapina. L’ultima condanna lo aveva consegnato per 8 anni e 8 mesi (rito abbreviato) per tentato omicidio, rapina e porto abusivo delle armi. Nel 2010 assaltò – ricorda il Giornale –  con alcuni colleghi la filiale del Monte dei Paschi di Capalbio. Nella fuga i tre banditi non esitarono a sparare contro i carabinieri che ne avevano intercettato la fuga. Entrati coperto da un passamontagna, si fecero dare le chiavi dell’auto da uno dei clienti della banca, chiusero il direttore e i dipendenti in una stanza e poi provarono a fuggire con 60mila euro in tasca. Infine, il conflitto a fuoco con i militari. «Evidentemente rapinare una gioielleria doveva sembrare un colpo facile da mettere a segno. Peccato che Daniele Ferretti, dopo le minacce alla moglie, abbia deciso di sparare colpi di pistola contro i due banditi. Uccidendo Simone Berardi, l’irreprensibile carcerato finito – scrive il Giornale – alla corte di Bergoglio».