E no, Silvio Berlusconi mafioso è una barzelletta che non fa più ridere!

E no, Silvio Berlusconi capomafia non fa più ridere! Per anni quella del Berlusconi mafioso fu una barzelletta ben confezionata alla quale, solo per calcolo politico (sbagliato!) o per ingenuità, in tanti credettero. Poi, in forza di inoppugnabili dati di realtà che ne spiegarono anche ai cretini l’assoluta inconsistenza, la barzelletta fu derubricata a diceria: vocina più o meno risibile o calunniosa buona per irretire qualche residuo allocco in servizio permante effettivo. Quindi, virò sul racconto cinematografico e televisivo nascondendosi persino tra le pieghe di sceneggiature complottiste e stragiste, ben foraggiate -immancabilmente- dai soldi dello Stato. Infine scomparve. Fu dimenticata. Neppure un rimando o un accenno: fu ancora fustigato e deriso come novello Priapo, come Cavalier pompetta e più di recente come Psiconano, ma non, e non più, come il mafioso Berlusconi. Ci si arrese semplicemente all’evidenza. Inchieste su inchieste (almeno 4 diverse dal 1994 in poi), un fiume di soldi spesi e di carteggi accatastati non produssero mai un risultato che sia stato uno: tutto e il suo contrario fu Silvio Berlusconi, tutto, ma mafioso no. Nè picciottomammasantissima. E quindi il fatto sembrò definitivo. E quindi fu stantia anche quella vecchia barzelletta, che infatti, nessuno più ripropose. Fino a l’altro ieri, però. Fino a quando furono depositate le trascrizioni delle parole di un boss mafioso intercettato in carcere. Uno che parlò uguale uguale a come parlava, dieci anni prima, sempre in carcere. E che, insomma, ora dice pressappoco quello che disse allora, quando non fu creduto. Ammicca il boss, spiega al compare di cella la sua versione dei fatti e “rivela” pure i fatti suoi più intimi e privati. Ma, nella sostanza, racconta sempre e soltanto quella vecchia barzelletta: Berlusconi è uno di noi, Berlusconi è un mafioso. E però, vedi i casi della vita, questa “rivelazione”, per un disgraziatissimo incidente parlamentare, arrivò fuori tempo massimo. Arrivò all’indomani del fallito patto politico. Il patto che avrebbe dovuto portare l’Italia al voto a settembre. Pura sfortuna. La succosa rivelazione del boss arrivò, infatti, senza che il Cavaliere fosse già stato nuovamente “battezzato” Padre Costituente in forza del patto contratto per dare il via libera alla oramai defunta nuova legge elettorale. E così, sfumata la legge elettorale sfumò la riproposizione a tutta pagina della barzelletta. Meglio: tanto non faceva più ridere.