Mosul libera dall’Isis: ora ricostruire i rapporti con la popolazione

La moschea di al-Nuri, luogo simbolo della fondazione, o meglio, dell’auto-proclamazione dello Stato Islamico, è stata strappata all’Isis, tornando sotto il controllo dell’esercito di Baghdad e a disposizione del popolo iracheno. E allora, non è un caso se oggi è proprio un ex imam della Grande Moschea di Mosul,  Hamoud Hilali che, ripartendo dall’evento cruciale della riconquista del territorio e dei suoi luoghi chiave, sostenga: è cruciale ricostruire la fiducia tra il governo iracheno e la popolazione locale.

Mosul, l’Isis è fuori: l’annuncio del premier iracheno

Un commento divulgato all’indomani dell’annuncio del premier iracheno Haider al-Abadi secondo il quale la ripresa del controllo su quanto rimane del sito da parte delle forze irachene segna la fine dell’autoproclamato Califfato dell’Is. E allora, Hamoud Hilali, intervistato dalla tv curda Rudaw, ha raccontato dei sermoni che teneva nella Grande Moschea, che sorge nella città vecchia di Mosul, dei giorni in cui l’Is ha preso il controllo della città, di quando Abu Bakr al-Baghdadi ha dichiarato nell’estate del 2014 la nascita dell’autoproclamato Califfato” e dell’esercito di miliziani stragisti al soldo del Califfo. Hilali ha detto di aver continuato a tenere i sermoni nella Grande Moschea durante le prime tre settimane di controllo dell’Is. Poi è stato cacciato, ma è riuscito a salvarsi dalla furia dei jihadisti e dal conflitto. «All’inizio – ha affermato nell’intervista televisiva – la gente era felice di quello che facevano. Col passare del tempo è diventato palese che dicevano una cosa e ne facevano un’altra».

L’imam di Mosul: ricostruire la fiducia tra governo e popolazione

E ancora: «La gente ha accettato la situazione a causa delle pressioni subite da parte di esercito e polizia – ha sostenuto Hilali – Era una situazione che generava malcontento e la popolazione voleva un cambiamento a tutti i costi». Peccato che il cambiamento sia degenerato. E da subito. Ma oggi la situazione sembra essere tornata sotto controllo: Hilali continua a tenere sermoni, anche se in un’altra moschea, e si dice convinto che non si potrà mai porre fine al sostegno all’estremismo se non sarà ricostruita la fiducia tra il governo e la popolazione di Mosul. «Hanno distrutto un sito storico – ha commentato l’imam a pochi giorni dalla notizia della distruzione della Grande Moschea e del minareto al-Hadba per mano dell’Is –. È stato molto doloroso». L’imam, che si è rifugiato nella parte orientale di Mosul liberata a gennaio dalla presenza dell’Is, non si dà per vinto e ha assicurato di voler tornare a tenere i sermoni nella Grande Moschea appena sarà stata ricostruita.

Intanto, anche in Siria, a Raqqa, l’Isis è accerchiato

Intanto anche in Siria l’Isis è ormai definitivamente accerchiato: le Forze democratiche della Siria (Fds) affermano di aver completamente assediato i jihadisti dell’Is a Raqqa, roccaforte del gruppo nel nord della Siria. Lo riferisce la tv satellitare al-Jazeera che riporta un comunicato diffuso nella notte dalle Fds, alleanza mista curdo-araba sostenuta dagli Usa in funzione anti-Is. La notizia dell’avanzata delle Fds è stata confermata nelle ultime ore dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. L’allenza curdo-araba avrebbe il controllo di tutte le principali strade che portano a Raqqa. Secondo l’Onu nella città restano «intrappolati» circa 100.000 civili. Le Fds hanno lanciato a inizio giugno l’offensiva per la «liberazione» di Raqqa. Quella definitiva.