Meloni: FdI oltre il 5% in tutta Italia, ora pensiamo a dare un governo agli italiani

In una conferenza stampa la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha espresso le sue valutazioni sul voto amministrativo, facendo anche il punto sui risultati dei candidati di FdI. In linea generale, ha spiegato, non si può non prendere atto del pessimo risultato dei Cinquestelle, ma anche del Pd: “Il partito di Renzi – ha detto – governava 12 dei 20 capoluoghi dove si è votato è ha vinto al primo turno solamente in due, in uno, cioè a Palermo, senza la lista del Pd”.  

Il dato dato positivo che emerge dalle urne è una rinascita del bipolarismo dove la presenza del centrodestra è interessante: “All’interno del centrodestra – ha osservato – FdI dimostra di non essere seconda a nessuno, di essere una forza necessaria per dare alla nazione un governo di centrodestra“. 

Si è poi soffermata sui risultati più positivi per FdI: il dato dell’Aquila e di Pistoia, dove candidati espressi da FdI sono al ballottaggio al di là di quanto era stato pronosticato, e in generale il consolidamento oltre il 5% dei voti espressi per il partito in realtà del Sud, come Termini Imerese, del centro come Piacenza, del Nord come ad Asti e in molti comuni lombardi. In pratica FdI si attesta su una percentuale del 5,3% dimostrando di avere un radicamento ormai nazionale e non solo in realtà come il Lazio dove da sempre è un partito strutturato. 

“Il centrodestra – ha concluso Meloni – se si dimostra unito e con persone specchiate è assolutamente in partita per dare un governo agli italiani. Ma i nostri elettori ci chiedono coerenza e coesione. Noi non siamo disponibili ad inciuci ma vogliamo chiedere con chiarezza agli alleati se sono disposti ad andare al voto subito, in autunno, apportando le modifiche necessarie alla legge elettorale”. 

Rispondendo a una domanda su una possibile lista unitaria del centrodestra Meloni ha chiarito che dipenderà dalla legge elettorale: se la lista unitaria è necessaria per vincere FdI non è contraria a priori e questo non significa pensare allo schema di un partito unico del centrodestra. “Occorre entrare nella logica del candidato premier, per fare, secondo noi attraverso le primarie, la scelta migliore per gli italiani, senza discutere sul leader  perché non è detto che il candidato che può vincere debba poi essere il leader di tutti”.