Max Biaggi a cuore aperto: ho visto la morte in faccia. Il futuro sarà ancora in sella?

Max Biaggi a cuore aperto. Una confessione intima, la sua, che sostenitori del pilota e appassionati di motociclismo cercano di decriptare per capire quale futuro sportivo aspetta il campione che, per la prima volta a 19 giorni dal grave incidente che lo ha travolto mentre si stava allenando sulla pista Sagittario di Latina, arriva a tirare il primo vero, sospiro di sollievo. E tra ringraziamenti di rito e riflessioni profonde, fa appello al valore incommensurabile della vita, un dono che va protetto e omaggiato.

Max Biaggi a cuore aperto

E così, tra ansia e dolore, preoccupazione e speranze, il pilota si sofferma sul lungo momento di paura durato 19, interminabili giorni. «La prima cosa che voglio dire – esordisce allora Biaggi ai microfoni di Premium Sport – è grazie. Ringrazio tutti i fan e le persone che umanamente mi sono stati vicini. Grazie al chirurgo Giuseppe Cardillo che mi ha operato due volte, a tutti gli infermieri della terapia intensiva e al dottore Claudio Ajmone-Cat che è un grande esempio di chi fa questo lavoro con il cuore. In questi 19 giorni ho rischiato di non esserci più e ho capito che la vita è un dono prezioso e non va sprecata». Parole che tradiscono sofferenza fisica e inquietudine psicologica, le coordinate di riferimento del pilota i queste quasi tre settimane di ricovero e di pensieri. Di cure e di fiato sospeso. Giornate in cui, per stessa ammissione di Biaggi, il pilota, che detiene il primato assoluto di titoli conquistati nella 250 – e che per 17 giorni su 19 è stato sotto osservazione in rianimazione all’ospedale San Camillo di Roma – ha «ripercorso il film della vita», arrivando finalmente a capire «che ora non devo dimostrare più niente a nessuno». 

Il futuro sarà ancora in sella?

E ancora: «Il mio obiettivo – aggiunge il campione – adesso è quello di riprendermi, è quello di dare amore e felicità a mio figlio e alle persone che mi amano e che amo. Ho pensato molto a coloro che conoscevo bene, come Schumacher e Hayden, e ho capito che a volte basta davvero un battito di ciglio per perdere tutto». Ma la diagnosi esistenziale finale non scioglie completamente la prognosi sulla sua futura vita agonistica: anche se al momento il 46enne romano esclude, anche se non categoricamente, un ritorno a correre in moto. «La passione è intoccabile ma darò spazio ai giovani promettenti. Voglio insegnare a loro che ormai il solo talento non basta più in questo lavoro, ma servono altre cose che io posso trasmettere. Per fare questo lavoro ho sempre fatto tanti sacrifici: ora posso dire che la mia vita è bella. Grazie a tutti».