Massacrano di botte uno studente in maschera. Aggressori scoperti

Avevano massacrato di botte uno studente, uscito da una festa di laurea (in maschera, perché era carnevale) che si teneva in un circolo di via del Ganfione, in pieno centro storico a Viterbo. Ora, come riporta il Messaggero,  quei quattro ragazzi, tutti tra i 20 e 27 anni, sono finiti agli arresti domiciliari, colpiti da provvedimento richiesto dal sostituto procuratore Fabrizio Tucci. Il totale degli indagati è di sei persone. È l’esito dell’indagine degli uomini della Digos, coordinati dal vicequestore Monia Morelli, annunciato in questura, alla presenza del questore Lorenzo Suraci. I fatti risalgono appunto allo scorso febbraio. Quando nel circolo di via del Ganfione si radunarono oltre cento studenti, per festeggiare contemporaneamente tre feste di laurea. All’esterno, un gruppo di ragazzi, non invitati, aveva tentato di accedere comunque nel locale. Respinti, si sarebbero appostati poco più in là, in via di Valle Piatta, nei pressi di un ristorante. Calci e pugni, colpi all’addome, la frattura del setto nasale. Con la cinta in mano e anche utilizzando un tergicristallo divelto da un’auto in sosta.

Massacrano di botte uno studente: l’inchiesta

La vittima del pestaggio – uno studente universitario dell’ateneo viterbese – ha riportato ferite e fratture per cinquanta giorni di prognosi. I presunti responsabili però, si legge ancora sul Messaggero, sono stati individuati e colpiti dalle misure di custodia cautelare grazie ad un’indagine lunga e complessa, «nella quale si sono rivelate fondamentali sia le immagini di due telecamere di un condominio privati, sia le testimonianze raccolte sentendo i testimoni, una collaborazione che è stata preziosa», ha detto Morelli. Solo uno aveva di loro ha dei precedenti, anche se gli altri coinvolti sarebbero stati già noti agli uffici. Tutti lavoratori, tranne il più giovane, ancora impegnato nell’ultimo anno di studi alle superiori. Le telecamere si sono rivelate fondamentali – ha concluso il questore Lorenzo Suraci – perciò invitiamo tutte le attività commerciali ad adottare un sistema di videosorveglianza collegato con le forze dell’ordine. In questo caso, l’inaudita violenza con cui è stato aggredito quel giovane è stata punita, come in tutti i fatti del genere avvenuti a Viterbo. L’attenzione resta altissima».