Mafia Capitale, il legale di Carminati: dov’è Zingaretti? Dov’è Venafro?

Al processo cosiddetto Mafia Capitale, in corso nell’aula bunker del carcere di Rebibbia  è stato il giorno del Convitato di pietra. Lo ha evocato, con aria di rimprovero, l’avvocato di Massimo Carminati, Ippolita Naso, rivolgendosi direttamente a uno dei tre pubblici ministeri che hanno costruito l’inchiesta Mafia Capitale, il pm Luca Tescaroli: “Dove sta Zingaretti, pubblico ministero?”, chiede polemicamente il legale al suo secondo giorno di arringa. E la domanda rimbomba negli altoparlanti dell’aula bunker, si ripropone con un’eco vasta e imbarazzante dai grandi televisori a circuito chiuso disposti uno dopo l’altro lungo la parete sinistra dell’immensa stanza per poi perdersi laggiù, verso i banchi del pubblico.

L’aula è vuota. Insolitamente vuota. Mancano i giornalisti, quei 300 giornalisti che pure si erano accreditati e sgomitavano per seguire questo processo che, per la prima volta, metteva Roma alla berlina elevandola a Capitale mondiale della mafia. Mafia Capitale, appunto. Un’accusa che può assicurare onuste carriere e onori.

L’inchiesta si chiamava, inizialmente, “Mondo di mezzo“. Ma non si può dire che fosse un nome indovinato né abbastanza scenografico. Lo avevano scelto i carabinieri. Ma vuoi mettere “Mafia Capitale“? Tutt’altra cosa. Mediatica al punto giusto. Uno slogan più che il nome di un’inchiesta. Una vera intuizione di marketing giuridico-giornalistica nata – se ne discute ancora la paternità – non si sa bene se nelle stanze della Procura o, piuttosto, in qualche redazione giornalistica dove si fa il tifo e la clacque per i pm purché assestino mazzate su una certa parte politica.

Già, dov’è Zingaretti? Il presidente della Regione Lazio non c’è in quest’aula. Nemmeno lui. E’ stato archiviato. “Dov’è Venafro?”, chiede ancora l’avvocato Naso volgendosi verso la pubblica accusa. Venafro, l’ex-braccio destro di Zingaretti, è stato assolto, sia pure in primo grado.

Si parla della gara Cup, il Centro Unico di Prenotazione delle prestazioni sanitarie della Regione Lazio per il quale si doveva scegliere l’affidatario del servizio. Per Buzzi c’era un accordo politico di alto livello. Solo che oggi l’unico rappresentante della politica alla sbarra è Luca Gramazio per il quale i pm hanno chiesto 19 e rotti anni di carcere. “Con chi ha fatto l’accordo politico Gramazio? – chiede, di nuovo l’avvocato Naso rivolto al pm che tamburella le dita sul tavolo dell’aula bunker – Se fosse vero quello che dice Buzzi oggi sarebbero a processo tutte le forze politiche. E’ indispensabile e inevitabile che ci sia un accordo fra tutte le forze politiche, una volta sei maggioranza e una volta sei opposizione…”.
Eppure non c’è né ZingarettiVenafro alla sbarra, oggi. Uno archiviato, l’altro assolto. “Entrambi indicati da Buzzi“, ricorda Ippolita Naso.

“Con chi ha fatto l’accordo Gramazio? – insiste il legale di Carminati – con Zingaretti archiviato e con Venafro assolto? Allo stato – continua il difensore – il pm ha portato solo le chiacchiere di Buzzi”.

Secondo i magistrati vi sarebbe stata una turbativa d’asta per la gara Cup – “con un’azione ispirata da Buzzi, Testa e Carminati e direttamente condotta da Gramazio” – indicando, fra l’altro, il nome di Scozzafava da inserire nella Commissione aggiudicatrice di gara. Gramazio lo avrebbe passato a Venafro, nel quadro di un accordo politico. E Venafro si sarebbe occupato di farlo inserire in Commissione. “Quand’è che si verifica l’evento di turbativa d’asta – chiede incuriosito l’avvocato Naso al pm – Venafro (braccio destro di Zingaretti, ndr) che avrebbe indicato il nome di Scozzafava, è stato assolto”. Il pm, curvo sul computer, in silenzio continua a scrivere scuotendo, di tanto in tanto, la testa.

Il Gip che ha archiviato la posizione di Zingaretti ha così censurato la vicenda: discutibile prassi della politica…
“Perché non avete portato qui la politica – insiste l’avvocato Naso rivolto al pubblico ministero – Perché Zingaretti non è qui? Cosa avrebbe fatto Gramazio più di Zingaretti? E’ pensabile che ci sia un accordo ai più alti livelli della politica regionale e Zingaretti, presidente della Regione, non ne sappia nulla?  Dare il nome di Scozzafava non costituisce turbativa d’asta perché altrimenti qui, oggi, dovrebbero esserci tutti, non solo Gramazio“.

“Emergenze investigative evidenziano che prima del bando ci sono stati accordi”, scrivono i pm nella memoria.
“Dove sono queste emergenze investigative – chiede l’avvocato Naso – Dove sono questi accordi?”. E sventolando la memoria dei pm davanti al naso del rappresentante dell’accusa dice: “pm non hai fatto uno straccio di indagine”. Il dottor Tescaroli incassa, in silenzio.

“Il pm Ielo – ricorda il legale di Carminati – definisce Gramazio il “nume tutelare della gara Cup. Non lo fareste mai che ragioni di opportunità politica prevalgano su ragioni giudiziarie, vero dottor Ielo?”, torna alla carica l’avvocato Naso. Quanto a Carminati, “dov’è lui nella gara Cup?” E rivolta al presidente Ianniello: “Carminati se lo dimenticano. Carminati in questa gara non esiste. Dove sta? Dove sta nella gara più importante di Mafia Capitale? Non se lo è filato nessuno”.

Quanto agli altri capitoli, la manutenzione delle piste ciclabili, il cosiddetto “milione” di Ostia, i soldi per il ripascimento della spiaggia erosa dal mare, il debito fuori bilancio e l’assestamento di Bilancio, l’avvocato Naso parla di assoluta assenza di accertamenti e di sciatteria investigativa che ha caratterizzato l’indagine.

Il milione di Ostia? Ancora lo stanno cercando, ancora brancolano nel buio – dice il legale canzonando la Procura per tutta una serie di aggiustamenti fatti in corso d’opera – i pm dissero: “abbiamo cercato questo milione in ogni dove”. In realtà è il finanziamento concesso, non solo a Ostia, al X Municipio, ma anche ad altri comuni fronte mare del Lazio per il ripascimento delle spiaggie. All’inizio questo particolare non viene compreso dai magistrati. Poi aggiunstano il tiro. Ma, accusa il legale di Carminati, “la toppa è peggio del buco. Cambiano capo di imputazione e scrivono “altri Municipi”. Come se Parioli avesse il mare!”.

Si capisce, insomma, che l’indagine è parecchio raffazzonata. Ed è incredibile se si pensa che, per i magistrati, è forse il processo più importante che abbiano mai messo in piedi a Roma.

L’ennesimo esempio, ricorda l’avvocato Naso, è la questione dei cosiddetti “debiti fuor bilancio” del Comune di Roma che rappresenta uno dei capi di imputazione per Massimo Carminati.  Nel controesame del luogotenente Tomaselli, il 23 maggio 2016, “chiesi all’ufficiale se ci indicava le condotte che Carminati avrebbe avuto” in relazione a questa vicenda. “C’è l’intercettazione in cui Carminati si occupa della vicenda nel colloquio con gli alri per decidere di adire le vie legali chiedendo anche gli interessi sui soldi che il Comune doveva per i lavori svolti”, rispose il capitano dei carabinieri Tomaselli.

Non c’è dubbio che è parecchio strano che venga imputato a un presunto capo mafia qual’è, secondo la Procura, Carminati, il fatto che egli decida di adire le “vie legali” – “legali”, appunto – per tentare di recuperare, attraverso il normale lavoro degli avvocati, i soldi dovuti dal Comune per i lavori correttamente svolti. Abbiao sempre saputo, ciè stato sempre detto che la mafia risolve le faccende in un’altra maniera, magari incendiando, magari facendo violenza, magari minaccaindo, non chiedendo agli avvocati se, cortesemente, fanno un precettino al Comune di Roma che non paga i suoi debiti.

Quanto al cosiddetto assestamento di Bilancio del Comune di Roma di cui, secondo la Procura, si sarebbe occupato anche Carminati, sebbene non si capisca come, in seguito a un incontro con Luca Gramazio al bar Valentini, l’avvocato Naso parla di “accusa demenziale. Non si è mai visto che un capogruppo della maggioranza voti contro il bilancio della sua stessa maggioranza. Quel voto era un atto dovuto”. Quel che appare davvero strano, come rileva il legale di Carminati, è che “non è stato ascoltato neanche l’assessore al Bilancio del Campidoglio” per confermare o smentire, eventualmente, se c’erano state pressioni da parte di Carminati o Gramazio.

Ma, forse, l’aspetto che più colpisce è il capitolo sulla corruzione che contiene 6 capi di imputazione per Carminati. Perché la Procura, fa notare l’avvocato Ippolita Naso, ha posto, alla base delle imputazioni, in tutti e sei i casi di corruzione, la famosa battuta di Carminati rivolta l telefono a Buzzi che, in quel momento, sta girando di ufficio in ufficio al Comune e si lamenta che è cambiata l’amministrazione: “amico mio, mettiti la gonna e vai a battere”. Non te l’aspetti un errore così banale nel processone di Mafia Capitale che può cambiare per sempre la carriera di un magistrato e la vita di un imputato. Impietosamente, l’avvocato Naso ripercorre il controesame, di nuovo, del luogotenente Tomaselli. Che ammette: “no, non ci sono condotte specifiche di Carminati sulla corruzione”. Tutto, insomma, si basa su quella battuta: “mettiti la gonna e vai a battere”.