L’Ocse taglia la crescita dell’Italia: servirà la tassa sulla prima casa

Ci vogliono sfinire poco a poco. Dobbiamo rassegnarci, il ritorno della tassa sulla prima casa sarà l’ennesimo regalo di questo governo che ci lascerà in eredità una finaziaria lacrime e sangue. Anche l’Ocse ha replicato le raccomandazioni della Commissione europea all’Italia: è necessario reintrodurre l’Imu sulla prima casa. Ci vogliono propri stremati. Perché? Perché la crescita italiana non riesce a scrollarsi di dosso il suo essere “moderata”: secondo l’Ocse, quest’anno il Belpaese crescerà dell’1%, ma l’anno prossimo si muoverà a un ritmo limitato allo 0,8%. E sono guai:  è il peggior risultato tra i Paesi monitorati. Non finiremo mai di stramaledire la politca economica di Padoan e Renzi, le mance, le mancate riforme strutturali, il flop del Jobs Act.  «Bisogna aumentare il gettito fiscale e rendere le tasse più eque ampliando la base fiscale, perseverando nella lotta all’evasione fiscale e introducendo tasse sulla casa di residenza basate su valori catastali aggiornati», si legge nell’Economic Outlook.

Un accanimento fiscale ci aspetta tra non molto. Crescita modesta e debito altissimo sono una spirale perversa contro cui si sono incagliate l’incapacità e la superficialità del governo. Nessun aspetto della nostra politica economica salva l’istituzione parigina. Giustamente. I 20 miliardi per la ricapitalizzazione delle banche, ad esempio, vengono additati come foriere di un  possibile incremento del debito pubblico dell’1,2% del Pil nel caso di totale utilizzazione. «Molte imprese sono piccole e soffrono di una bassa produttività», ha aggiunto l’Ocse sottolineando che l’Italia non è stata in grado di «trarre maggiori benefici dalla globalizzazione». L’Italia, conclude il report, deve quindi «progredire con le riforme strutturali e continuare le politiche di bilancio prudenti, spostando la spesa verso le infrastrutture e i programmi contro la povertà». Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, come sempre sembra una sfinge e non si scompone.Noi sì, siamo molto preoccupati.