Legge elettorale, parte la maratona alla Camera. Berlusconi: presto il voto

«Tenetevi pronti. Se l’accordo sulla legge elettorale andrà avanti nei termini in cui l’abbiamo impostato, fra pochi mesi saremo in condizione di tornare alle urne, di mettere finalmente gli italiani in condizione di scegliere da chi vogliono essere governati, dopo quattro esecutivi che si sono succeduti senza essere stati scelti dagli elettori». Così Silvio Berlusconi nel messaggio inviato ai giovani di Forza Italia riuniti a Crotone.

Legge elettorale, al via la maratona

Mentre il Cavaliere blinda l’accordo a quattro, è partita la maratona in commissione Affari costituzionali di Montecitorio che dovrà votare su be 780 emendamenti al testo base, il Rosatellum che sarà subito pensionato per approvare  l’emendamento del relatore Emanuele Fiano che ricalca il sistema elettorale scaturito dall’accordo tra Pd, Forza Italia, Lega e Cinquestelle, in queste ora in difficoltà per far digerire alla base la polpetta. Ai 417 già presentati si sono aggiunti 363 subemendamenti all’emendamento del relatore: sono questi i numeri annunciati dal presidente della Commissione, Andrea Mazziotti, su Twitter. Grossa parte dei subemendamenti, ben 127, riguardano il nodo cruciale dei collegi uninominali. Nella formulazione della proposta Fiano c’è una clausola che prevede che,  se la legislatura dovesse finire prima che il governo abbia ridisegnato i collegi,  restano validi quelli del Mattarellum.  Altro punto controverso è quello delle candidature bloccate dei capilista e la possibilità di presentarsi in più collegi. Lo scontro è soprattutto al Nazareno, con gli orlandiani che sono pronti a dare battaglia. Su tutto pesa l’ombra dell’incostituzionalità, almeno secondo la presidente dei senatori di Alternativa popolare, Laura Bianconi. «Più passano i giorni ed emergono gli errori contenuti nella legge elettorale voluta da Pd, Fi e M5S – dichiara la deputata alfaniana – dei veri e propri bug che rischiano di far saltare il sistema democratico, come l’ipotesi che il vincitore del collegio uninominale possa rimanere fuori dal Parlamento a beneficio dei capilista inseriti nella quota proporzionale».